VOLARE

Disastro aereo in India, oltre trecento morti, ma il tragico bilancio è destinato a peggiorare. Notizia principale in tutti i notiziari, soltanto in parte oscurata dall’attacco israeliano all’Iran.

Ora, ci sono notizie che ci colpiscono non tanto per il dolore che proviamo, in fondo e, personalmente, non conoscevo nessuna delle vittime della tragedia di cui si parla e di morti, feriti e storie drammatiche son piene le cronache. Quotidianamente.

La questione è un’altra è molto più sottilmente egoistica. In questi, come in altri casi, ci domandiamo ma questa cosa qui poteva succedere pure a noi? E, ormai, viaggiare in aereo non è certo una prerogativa di particolari gruppi o categorie di persone. L’aereo, al netto di coloro che ne hanno un insopportabile terrore, lo prendiamo un po’ tutti. Per spostarci, per conoscere il mondo, ecco.

La prima volta che presi l’aereo era poco più che maggiorenne. Era un volo della compagnia di bandiera che si chiamava ancora Alitalia e, per le mie modeste finanze, costava un botto. Centocinquanta mila lire per andare a Torino – Caselle e tornare a Roma – Fiumicino. Si trattava, evidentemente, di muoversi per seguire la magica Roma impegnata in una difficile trasferta contro la strepitosa Juventus di quegli anni ottanta. La partita andò maluccio, il viaggio, invece, benissimo, senza smottamenti o turbolenze e con il piacere di percorrere settecento e passa chilometri nel giro di un’oretta scarsa. Fantastico.

Poi, ripresi l’aereo soltanto qualche anno più tardi e, invece in quella circostanza, come si dice dalle nostre parti, mi prese male.

Tanto che non salii più su un mezzo volante per diversi anni; prima di prendere il coraggio a due mani e dire, e dirmi che, tutto sommato, non potevo negarmi la visione di tanti posti sparsi per il mondo per un’altra e irrazionale paura. Che, poi, ce lo dicono sempre che l’aereo è il mezzo più sicuro per spostarci. Parlano i numeri e le statistiche, calcoli non opinabili, ecco.

Però confesso che ogni volta che salgo sull’aereo, allaccio la cintura, sento quel rombo di motore sempre più forte e l’aereo che prende quota di botto, beh, un po’ mi caco sotto. Anche se cerco di nascondere la cosa e di fare il finto disinvolto. Insomma, continuo a pensare che stare in cielo su un uccello col motore non è proprio una cosa naturale. E che è sempre meglio stare con i piedi in terra, ecco. Poi, quando arrivano notizie di queste tragedie, come diceva pora nonna, bonanotte ai sonatori. Però e comunque tornerò a prendere l’aereo. Fidandomi delle statistiche e, perché no, confidando sempre in un buon destino. Alla prossima.

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