ELOGIO DELLA SCONFITTA

Leggo qualche notizia di sport e penso alle sorti di questa malandata nazionale di pallone. Ecco, non lo faccio con la spocchia del ‘radical’ anche perché non tengo la casa a Capalbio e guardo annualmente un numero indeterminato di partite di calcio. Però, la drammatizzazione che si fa su questa storia della nazionale che veste d’azzurro come, forse, facevano un tempo i Savoia e che perde nettamente pure con i norvegesi e che rischia di non giocare la fase finale dei mondiali di calcio per la terza volta di fila, è francamente sconfortante. E non perché ci sono problemi e questioni che meriterebbero maggiore attenzione. Ma, semplicemente, perché si dimentica che nello sport e, quindi, anche nello sport del calcio, si vince e si perde. Si pareggia pure ma non nel tennis anche se Adriano Celentano dopo aver assistito alla recente e lunghissima finale del Roland Garros tra Sinner e Alcaraz ha proposto l’introduzione dell’ics nello sport che si gioca con le racchette. Subito deriso da tutti e, direi, anche giustamente.

 

A parte questa digressione racchettara, tuttavia, tornando alle questioni pallonare, io non dimentico mai che la sconfitta fa parte dello sport. E che non sta scritto da nessuna parte che i norvegesi non possano giocare a pallone meglio degli italiani e che questa nazionale azzurra debba per forza di cose disputare un mondiale. Io quelli che perdono, poi, li trovo così umani, pure simpatici; a differenza di coloro che vincono sempre e sembrano programmati in qualche laboratorio tecnologico. 

Io sono abituato a perdere; da tifoso e anche da sportivo amatoriale. E quando ho vinto negli sport di squadra, pur avendo fornito il mio modesto contributo, non sono mai stato così decisivo. Tanto da pensare, in quelle occasioni, che i miei compagni avrebbero vinto pure senza di me. Anche perché, come diceva povera nonna, tutti sono necessari ma nessuno è indispensabile. In realtà la citazione non è proprio di povera nonna però lei quando la proferiva ci metteva un’enfasi particolare. Pur non conoscendo il significato di questa parola, enfasi, che fa un po’ di radical che quando sente parlare della nazionale di pallone si gira indignato dall’altra parte e pensa, ma con tutto quello che succede stiamo a pensare a undici ragazzotti in mutande che inseguono un pallone? Però succede pure questo e, quindi, ecco, mi sono ingarellato questa mattina a leggere le notizie su questa nazionale di calcio che, pare, stia cercando un nuovo allenatore dopo il ‘gran rifiuto’ di Claudio Ranieri. Che, poi, detto tra noi ha fatto bene dimostrando di tenere più alla Roma che all’Italia. E ci mancherebbe pure! E comunque, tifosi della nazionale meditate bene e riflettete sull’ estetica della sconfitta. Sull’epica della sconfitta e su quanta malinconica bellezza ci sia nella stessa sconfitta. Senza esagerare e sempre daje Roma daje. Alla prossima.

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