COMFORT ZONE

E’ capitato, forse, per caso. O anche no, conoscendo e apprezzando la sagacia della mia interlocutrice di turno. E’ capitato chiedendo un piccolo consiglio, diciamo, meglio, un suggerimento, sul prossimo libro da leggere. Ed è spuntata quella particolare definizione, quella di comfort zone.

Un termine assai rilevante nelle discipline che indagano sulla psiche umana e che definisce una situazione nella quale, per farla breve, preferiamo scansare tutte le situazioni che possano generare ansia e rifugiarci in comode attività ed abitudini.

A questo proposito e ormai da anni mi sento quasi un campione di comfort zone. Vivo le mie giornate cercando di evitare situazioni che possano farmi sprofondare in stati psicologici di ansia, in meccanismi che non posso controllare.

Succede, perché no, anche quando scelgo un libro da leggere. Mi ritrovo a girare per un tempo assai lungo tra i corridoi di librerie piene di scaffali, sempre annusando il pericolo di fare una scelta sbagliata. Questo libro potrebbe interessarmi e il titolo è accattivante ma se, poi, non dovesse piacermi sin dalle prime pagine? Abbandonarlo subito o, per tigna o altro, proseguire nell’annoiata e pesante lettura sino all’ultima pagina, salvo poi scaricarlo tra gli anfratti di una libreria e dimenticarlo in fretta come quelle persone che si vedono una sola volta nella vita perché la prima e cattiva impressione iniziale basta e avanza? Boh.

Comunque, la comfort zone aiuta a vivere meglio. Con tante controindicazioni come quei farmaci che fanno bene per una cosa ma male per un’altra. Quando ho raffreddore o febbre prendo l’aspirina o la tachipirina pur sapendo che, in seguito, mi causerà problemi allo stomaco.

Ecco, la comfort zone significa, soprattutto, non intraprendere nuove attività, non prendere il rischio di una delusione o di un fallimento, in fondo negarsi possibili emozioni e non mettersi in gioco.

E, infatti, una comfort zone esasperata è sconsigliata dai bravi e anche dai cattivi psicologici. E per uscirne bisognerebbe, magari, prendersi qualche rischio e cominciare a fare, quotidianamente, qualcosa di nuovo. Anche di inedito. Assumendo l’onere di gestire l’inevitabile ansia che ne deriverebbe. Per il momento mi accontento di leggere un libro che, a detta della mia sagace interlocutrice, ha una trama e uno svolgimento differente rispetto a quelli che generalmente prediligo. E’ un primo e minuscolo passaggio ma, talvolta, si comincia anche così in un percorso di significative trasformazioni della propria esistenza. Insomma, chi vivrà vedrà pur riconoscendo che, in fondo, la comfort zone mi ha preservato da ansia, panico e quant’altro e, tutto sommato, mi ha salvato la vita. Alla prossima. 

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