ETICA SPORTIVA

Riflessioni sulla nostra etica quando svolgiamo attività sportiva, oppure, in occasione di eventi ai quali ci capita di assistere come spettatori coinvolti e interessati. 

Penso a qualche soggetto nel quale sono incappato durante la mia attività di tennista riuscito male che aveva il vizietto di rubacchiare qualche punto. Succede in quelle competizioni amatoriali nelle quali non è prevista la presenza di un arbitro, personaggio per definizione sopra le parti e investito di una massima e insindacabile autorità decisionale. Ricordo, ancora, qualche controversia in occasione di partite di calcio, a cinque, a otto o a undici svolte sempre senza il direttore di gara.

 

Casi nei quali, generalmente, mi sono comportato con la massima signorilità (mi si consenta), talvolta con una punta d’irritazione. E, in fondo, è capitato pure a me di prendermi qualche punto conteso o qualche gol contestato. Roba minima, comunque, si direbbe, in gergo tribunalizio, roba da Pretura. 

Diverso è il discorso quando entra in gioco quella malattia tipica del tifo calcistico. Ci riflettevo in queste ultime ore a margine di una partita di calcio, quella tra l’Atalanta e la Roma, segnata da un episodio controverso e contestato; più esattamente un calcio di rigore in favore della Roma, prima segnalato dall’arbitro e, quindi, revocato su intervento degli addetti al famigerato VAR. Dopo il rammarico per l’esito finale della partita, ho ascoltato nelle ore e nel giorno successivo i vari commenti succedutisi all’accaduto. Mi ha colpito, in particolar modo, la posizione di coloro che, tifosi romanisti come me, pur ritenendo sostanzialmente corretta la decisione di annullare la concessione del rigore (non c’era), hanno obiettato un vizio di forma; gli incaricati al VAR non dovevano intervenire perché, in quel caso, il cosiddetto (e incerto) protocollo non lo consente. 

Però io che, talvolta, riesco a essere molto pedante, mi son posto la semplice domanda; ma se (come argomentato da questi tizi), il rigore non c’era perché concederlo comunque? E, in fondo magari forzando il protocollo, gli addetti al VAR hanno svolto sostanzialmente bene il proprio mestiere. E, soprattutto, sarebbe stato etico ottenere un risultato di vantaggio per un errore arbitrale? Ne avremmo comunque goduto? Per quanto mi riguarda, certo che sì. Quando indosso i panni del tifoso, diversamente da quelli dello sportivo amatoriale e assai scarso, abbandono qualsiasi scrupolo morale. Godo se la mia squadra vince e negherei anche l’evidenza nel caso di una decisione arbitrale favorevole quanto ingiusta. Sono consapevole, tuttavia, di questa mia debolezza e, diversamente da tanti tifosi di tutte le squadre del mondo, non sento di appartenere a tribù depositarie di una particolare e superiore morale. In fondo i tifosi di calcio, di ogni squadra, la pensano tutti come il vecchio presidente juventino Giampiero Boniperti che diceva che l’unica cosa che contava era vincere. Con qualsiasi mezzo e, perché no, anche con la complicità di qualche arbitro che sbaglia, in buona o in cattiva fede. E, comunque, se il rigore di Bergamo (che penso non ci fosse) ce lo davano me lo sarei preso volentieri. Come quei tennisti amatoriali che dicono che la palla dentro di qualche buon centimetro è uscita dalla riga bianca per prendersi il punto. Alla prossima.  

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