EGEMONIA

Senza voler apparire umile o modesto, mi ritengo profondamente ignorante. Ne so davvero poco in merito a tantissime materie incluse nell’infinito scibile umano. So poco di arte e quel che basta, forse, di storia e letteratura. Non parliamo, poi, di conoscenze scientifiche o matematiche o dell’ingegneria o della fisica quantistica. E potrei continuare. Nonostante ciò, è capitato, talvolta, di ricevere qualche apprezzamento da parte di chi, evidentemente, stava peggio di me. Insomma è facile sentirsi colti e pieni di sapere quando si è circondati da persone che, al massimo, conoscono i risultati dell’ultimo turno di campionato.

 

Mi sono perso in questo ‘pippone introduttivo’ dopo aver letto, tra le ultime news, quelle fresche di giornata come le uova di una volta o quasi, della polemica tra il bravissimo attore Elio Germano e il pessimo ministro Alessandro Giuli. Polemica che riguarda, appunto, il mondo della cultura e la cosiddetta ‘egemonia culturale’. 

Soprattutto dalle parole del ministro, il camerata Giuli, ho letto (nuovamente) la solita tiritera della destra contro la cultura di sinistra. A loro dire, una cultura elitaria, appannaggio di pochi radical chic, spocchiosi e che si parlano addosso. Altra cosa, secondo il nostro ministro, la cultura popolare, quella vera e di massa e che produce audience altissimi e sale piene al cinema soprattutto sotto Natale. Insomma, la cultura di Lino Banfi Alvaro Vitali, dei cine panettoni o delle fiction che ci raccontano le strepitose vite, generalmente, di poliziotti o sacerdoti. 

È un discorso comunque scivoloso perché pur convinto che non esista alcun orizzonte culturale tra questi mostri attualmente al governo, dubito pure che ci sia, una cultura di sinistra che possa essere sufficientemente condivisa. E che la storiella, trita e ritrita, dei quattro snobboni che detestano il popolo possa alimentare un pessimo senso comune sempre più diffuso. 

In realtà e, secondo il mio punto di vista sempre assai modesto e umile, più che di egemonie culturali da rivendicare, bisognerebbe riportare all’interesse per la conoscenza, per il sapere nei suoi vari e molteplici aspetti. Insomma tentare almeno di tornare a qualche generazione fa, quando l’ignoranza non veniva rivendicata o ostentata. E quando anche l’operaio voleva il figlio dottore. Alla prossima.

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