GAME OVER
Il campionato di calcio di serie A è
finito ieri, domenica 25 maggio, prima delle undici di sera. Con la
classifica finale e, come dicono quelli bravi, con gli ultimi e insindacabili
verdetti.
Ora, devo confessare con un certo candore e, perché no, con un po’
d’imbarazzo, che la data dell’ultima di campionato per me ha un significato
simile a quello dell’ultimo giorno di scuola quando ancora ero giovane e (forse)
forte e cercavo di farmi una cultura.
E, comunque, pur senza esagerare con paragoni impegnativi, per chi, come il
sottoscritto, vive la passione per il pallone e, segnatamente, per la propria
squadra, la fine del campionato, o della stagione, segna un prima e un dopo.
Segna l’inizio dell’estate anche se da calendario siamo ancora in primavera
e pone nuovi e ansiogeni interrogativi. E, ora, come riempire i fine settimana?
Certo, c’è il mare e questo già basta a riempire un vuoto.
Devo, tuttavia, confessare che, più trascorrono gli anni, e maggiore è il
sollievo per l’arrivo di questa data fatidica dell’ultima di campionato.
Perché non c’è più l’attesa devastante della prossima partita che è sempre
fondamentale e decisiva, l’affannosa
ricerca del canale più giusto per rimediare i biglietti per le trasferte
regolarmente sold out vista la
passione sfrenata dei romanisti, lo smanettamento
compulsivo sui siti di compagnie ferroviarie e aeree per risparmiare
quattro spicci per arrivare, che ne so, a Udine o in qualche sperduta città
europea dove la magica è impegnata per una gara di coppa.
E, poi, vuoi mettere? Questi mesi estivi o quasi, giugno, luglio e un bel
pezzo d’agosto consentono di recuperare un po’ di socialità al di fuori del
mondo della fede calcistica. Insomma, di rivedere qualche amico o bel
conoscente che col pallone non ha niente da spartire. Che non sa neanche chi
era Falcao e nemmeno te lo chiederebbe mai, che, al più, ha sentito parlare di
Totti perché è simpatico e fa pure gli spot pubblicitari.
Tutto quest’universo d’individui che nulla sanno (né vorrebbero sapere) di
questo sport così popolare in occidente e che, anzi, osservano sdegnosamente e
con un pizzico di spocchia tutti coloro che il lunedì mattina ancora si
rammaricano e imprecano per il gol sbagliato da quella pippa di attaccante o
maledicono l’arbitro infingardo e corrotto che ha negato un solare rigore alla
propria squadra, ecco tutta questa umanità varia e diversamente dolente
all’interno della quale ho anche qualche buon amico di vecchia data, ecco, può
essere recuperata alla causa di qualche uscita pomeridiana o serale
programmabile, addirittura, nel fine settimana. Senza che costoro possano
offendersi perché, tanto, ce lo sanno bene che, a partire dalla fine d’agosto,
neanche si dovranno azzardare a chiedermi la disponibilità per un pranzo, una
cena, un cinema o un concerto in un giorno di fine settimana quando la Roma,
magari, è impegnata in una partita al solito fondamentale e decisiva. Perché
tutte le partite della Roma, poi, sono fondamentali e decisive e, ancor più
fondamentale e decisivo è esserci. Perché come la libertà di una canzone Di
Giorgio Gaber, quel che vale è la partecipazione. Con tutto il cuore e i
sentimenti e senza offesa per tutti coloro con i quali avrò una frequentazione
più assidua nei prossimi mesi salvo, poi, a sparire di nuovo. Per ovvie, serie
e improcrastinabili ragioni di cuore. E non solo. Intanto domenica prossima
andrò al mare, rilassato e senza pensieri di classifica. Alla prossima.

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