FUORI di Mario Martone
Ho trovato questo film dell’ottimo Mario Martone, ‘Fuori’, in concorso a
Cannes 78, tenero, delizioso e stimolante per approfondire alcune conoscenze.
Innanzitutto, il riferimento non può che essere diretto a Goliarda
Sapienza, scrittrice e autrice di libri considerati, ormai, autentici
capolavori. O quasi. Come ‘L’arte della gioia’ che ha ispirato un altro
prodotto televisivo e cinematografico, una serie TV in onda in questi giorni su
Netflix.
Ecco, Goliarda Sapienza è una scrittrice che ha subito mentre era in vita
un forte ostracismo, incontrando rilevanti ostacoli anche nella pubblicazione
delle sue opere. Poi, invece, è stata riscoperta post mortem come talvolta (o
spesso) succede. E, infatti, anche i libri che ispirano questo film.
‘L’Università di Rebibbia’ e ‘Le certezze del dubbio’, sono stati pubblicati
soltanto a qualche anno di distanza dalla morte di questa brava autrice.
Venendo al film di Martone, protagoniste sono soprattutto tre donne che
s’incontrano e si conoscono nel carcere romano di Rebibbia. Goliarda, appunto,
finita nelle maglie della giustizia per un furto di gioielli, Roberta
definibile, con un linguaggio crudo, tribunalizio e poliziesco, una delinquente
abituale protagonista di reati comuni e politici e, infine, Barbara che aspetta
il ‘suo uomo’ anch’esso recluso in una galera cercando di progettare una vita
diversa.
Mentre Goliarda, uscita dal carcere, continua a frequentare le sue compagne
di cella traendo spunto dalle loro vite per prendere preziosi appunti su un
taccuino che porta sempre dietro, le altre vivono fuori dal carcere in una
dimensione del tempo che, in fondo, è rimasta quella segnata dalla vita dietro
le sbarre. E in questo film ci sono sottili riflessioni su quell’universo
crudele, su quell’istituzione totale rappresentata dal carcere e come questo
segni le vite di chi ci finisce. E, a questo proposito, è interessante il
documento prodotto al termine del film con un’intervista di Enzo Biagi alla
stessa Goiiarda Sapienza dove si parla, appunto, di carcere.
E’ un film, come dicevo, tenero, bello per i dialoghi e le scene con
un’attenta riproduzione delle strade di Roma degli anni 80, da quelle borghesi
di Piazza Euclide a quelle popolari dell’Acqua Bulicante; non è un biopic su
Goliarda Sapienza ma stimola a riscoprirne la figura e le opere. Particolare
menzione alle interpreti, Valeria Golino, Matilda De Angelis ed Elodie. Tutte
molto brave. E, rispetto a questo film citando Bruno Pizzul che in quegli anni
80 faceva le telecronache, potrei dire tutto molto bello. Alla prossima
sala.

Commenti
Posta un commento