L'IMPOSTORE di Javier Cercas
Javier Cercas può essere, a ragione, considerato come uno dei migliori
scrittori spagnoli contemporanei. I suoi libri trattano, per lo più, di vicende
storiche che hanno riguardato la Spagna soprattutto nel periodo seguente alla
fine del regime franchista e alla graduale e complicata transizione verso il
sistema democratico. Così in ‘Soldati di Salamina’ e in ’Anatomia di un
istante’ e, ugualmente, in questo ‘L’impostore’, Al centro della narrazione c’è
una vicenda assai singolare e riguardante gli ultimi decenni di storia
spagnola. Protagonista è Enric Marco, un anziano signore novantaquattrenne che
è riuscito per diversi anni a inventarsi una vita passata fatta di menzogne e
falsità, Un impostore, appunto, che per anni si è fatto credere militante anti
franchista e, quindi e soprattutto, ex internato in un campo nazista a Flossenburg.
Assumendo, di conseguenza, importanti cariche, come quella di segretario di
uno dei maggiori sindacati spagnoli, la CNT, e, soprattutto, di presidente di
un’associazione di ex deportati, ‘Gli amici di Mauthausen’.
Per diversi anni la finzione orchestrata da questo singolare personaggio
con una vita comunque complicata alle spalle, riscuote successo e credito.
Finché, proprio mentre è in procinto di partecipare a un importante
appuntamento per ricordare e celebrare le tragiche vicende dei deportati
spagnoli nei campi della Germania nazista con la presenza, addirittura, dell’ex
capo del governo José Zapatero viene smascherato da uno storico messo ai
margini dalle istituzioni universitarie e che risponde al nome di Benito Bernejo.
E a questo punto che il nostro romanziere, Javier Cercas, comincia a
interessarsi di questa singolare vicenda con il dubbio se scrivere un meno un
libro sulla stessa. Raccontare questa storia può, infatti, portare a trovare
delle giustificazioni, quasi ad assolvere il protagonista Enric Marco dalla
responsabilità di aver millantato per anni una vita mai vissuta. Senza
rispetto, peraltro, nei confronti di chi effettivamente ha vissuto sulla
propria pelle certe vicende, siano quelle della militanza anti franchista o
della deportazione nei campi nazisti.
Ora, tuttavia, la particolarità di questo bel romanzo di Cercas, risiede
nel fatto che non si tratta solo d’indagare sulla specifica vicenda di questo
signore novantaquattrenne, ma quasi di
azzardare una riflessione psicologica e sociologia sull’arte della finzione e
della menzogna. Tenendo contro che per ben raccontare una falsità occorre
sempre impastarla con qualcosa di vero, di realmente accaduto. E, ancora, in
questo suo romanzo, Javier Cercas pone dei dubbi e delle critiche sull’utilizzo
in chiave storica della cosiddetta memoria, appunto storica, col rischio di
costruire una vera e propria industria della memoria e di accreditare
personaggi di dubbia etica. Quell’esercizio della memoria del quale ci si è
serviti assai in Spagna durante i decenni seguenti alla fine del regime
franchista e che ritroviamo anche nel precedente ‘Soldati di Salamina’
In ultimo, un libro che ho apprezzato molto, scritto con un’impeccabile
prosa e che stimola a un approfondimento storico sulle vicende storiche della
Spagna durante e dopo il tragico regime franchista. Al prossimo libro..

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