FINE CORSA

C’è un tempo durante la vita nel quale si riesce a far tutto. O quasi. Intendo dire che c’è stato un tempo durante il quale riuscivo a fare in un solo giorno più attività fisiche. Magari giocavo a tennis e, poi, correvo verso un altro circolo sportivo dove ero atteso per una partita di calcetto. Bastava cambiare maglietta e calzoncini. E la fatica, beh, poca roba il giorno successivo se le prove avevano richiesto un particolare sforzo magari per il livello più alto degli avversari di turno. 

Col trascorrere del tempo il corpo inizia a dare dei segnali. Gli infortuni muscolari sono più frequenti e tra una prova e l’altra occorre prendersi il dovuto riposo.

 

Finché, arriva uno di quegli acciacchi che costringono a importanti meditazioni sull’opportunità di proseguire, o meno, una certa pratica sportiva. 

Quando, ad esempio, si lotta contro una lombalgia cronica, gli allenamenti riguardo a determinati sport diventano una specie di calvario. Fisico e mentale perché il corpo non risponde più alle sollecitazioni della mente come dovrebbe ed è facile lasciarsi andare e rinunciare a inseguire palline o palloni come fatto per una vita intera. È la vita, si direbbe, c’è un tempo per fare tutto, nella Sacra Bibbia si scriveva, pure, un tempo per nascere e uno per morire. 

Ecco, in questo periodo e, in particolare, nelle ultime settimane mi sono posto quell’interrogativo che, generalmente, si fanno gli atleti di un certo livello e di una certa fama. Senza volermi, evidentemente, accostarmi a loro. Non è il caso di smettere con certi sport o, magari, dedicarmi ad attività che richiedano un differente e minore dispendio fisico e mentale? Tipo quelle forme di ginnastica posturale o il nuoto a bassi ritmi. Ma che tristezza però, Che amarezza e che beffa perché con la maturità si diventa più scaltri da un punto di vista tattico ma manca l’essenziale; mancano le gambe e, nel mio caso, la schiena. Pazienza, sarà per un’altra vita e non si possono fermare certe dinamiche esistenziali. Bisogna semplicemente accettarle, mettendo la parola fine rispetto a determinate attività senza neanche il conforto e l’emozione di una gara d’addio. Alla prossima.  

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