ALL'OMBRA...
Al bar si muore cantava Gianni Morandi nel 1970 o giù di lì. Ora, mentre prendevo il mio cappuccino, solito come il giornale di Trilussa spaparanzato su un pajaro, ascoltavo due tizi che parlavano delle ultime elezioni amministrative tenutesi in alcuni comuni italiani. A destare il mio interesse non era tanto il giudizio complessivo determinato dall’appartenenza a una precisa fazione politica, quanto alcune, clamorose inesattezze affermate da uno dei due dibattenti.
Questi affermava che a Genova le nuove elezioni erano state determinate dalla precedente e irregolare rimozione di un precedente sindaco. Confondendo, probabilmente storie e istituzioni, scambiando la vicenda di Bucci già sindaco della città della Lanterna e, ora, presidente di regione con quella del vecchio Toti rimosso, lui sì, dal suo incarico istituzionale per una faccenda di bustarelle e tangenti.
Mi colpiva non tanto lo specifico della questione di Genova e della Liguria alla quale ho dato il giusto spazio nelle mie letture quotidiane, quanto la riscontrata difficoltà che noto in tanti soggetti d’informarsi. E di capire, probabilmente, quello che gli viene gettato addosso quotidianamente; quel flusso di notizie, informazioni che possono generare confusione in persone che non dispongono dei necessari strumenti per comprenderle e selezionarle.
E mi tornavano in mente le considerazioni di un ricercatore universitario che ho ritrovato su un video nel quale si parlava d’intelligenza artificiale. Il citato ricercatore affermava che esistono due categorie di esperti che prendono differente posizione sul fenomeno, appunto, dell’I.A. I cosiddetti catastrofisti e, potremmo dire, i riduzionisti, coloro che pensano che, tutto sommato, la stessa I.A. produrrà meno danni di quanto si possa credere.
In realtà, il nostro ricercatore sembrava propendere più per la tesi dei
cosiddetti catastrofisti e, dunque, sosteneva la necessità di porre un argine
di fronte al diffondersi di strumenti sempre più sofisticati che utilizzano
l’I.A. Ragionando sulla necessità di un’etica e sull’importanza di diffondere
conoscenza e cultura. E, tornando al bar, al cappuccino e al tizio che
confondeva personaggi e storie, pensavo amaramente che siamo messi proprio
male. Alla prossima.

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