SE VERRA' LA GUERRA

A proposito di guerre. Se ne parla sempre più diffusamente e pure nei tipici luoghi dove non ci si lascia andare verso ragionamenti e analisi troppo sofisticati. Insomma, tipo sulla solita banchina della metropolitana o dal parrucchiere. Che, poi, cosa ci avranno fatto di male questi parrucchieri per essere continuamente additati come gestori di posti che trasudano ignoranza da tutti i pori, chissà. Come se dal parrucchiere non ci andassero un po’ tutti, possesso regolare di capelli permettendo, dal più colto e raffinato che ha letto, magari, milioni di libri a quello che ostenta come unica frequentazione quella dell’Università della strada. 

A parte questa difesa d’ufficio dei parrucchieri, tuttavia, torno su questo tema della guerra, anzi delle guerre. Ieri sera leggevo su una di quelle chat di WhatsApp talvolta fastidiose, altre pure, il commento ironico di un tizio che sottolineava come le politiche di Trump potessero portare a una guerra commerciale, spesso preludio di una guerra militare. E che le cadute delle borse, insomma, non sono proprio rassicuranti. Anche se, aggiungeva il tizio, la guerra può rappresentare un’occasione per oppressi e sfruttati per liberarsi dalla propria e difficile condizione; come fecero i bolscevichi durante la seconda guerra mondiale. 

Il problema pensavo, tuttavia, dando sfoggio di tutta la mia inveterata codardia e pusillanimità, che toccherebbe accollarsi una guerra e, per giunta, pure mondiale. Insomma, non una roba così, soprattutto per quelli della mia generazione e, anche, per quelli della generazione precedente, insomma per tutti coloro nati dal 1945 in poi, che una guerra non l’hanno mai vissuta. Abbiamo vissuto e viviamo, quotidianamente, quelle degli altri con diverso interesse e sensibilità ma non è la stessa cosa. 

Ora, confesso, di non aver mai amato la guerra neanche da bambino quando, qualcuno, provava pure a regalarmi soldatini di plastica equipaggiati di tutto punto; perché ero un maschietto e i maschietti non dovevano temere nulla, nemmeno le armi e la guerra. Mi sono pure scampato il servizio militare obbligatorio, sottoponendomi, soltanto, alla seccatura dei cosiddetti ‘tre giorni’. Che nel mio caso, poi, furono due, uno ce lo abbonarono forse perché eravamo in estate, faceva caldo e pure marescialli e sergenti volevano andare al mare solo col costume e senza divisa. 

Insomma, ecco, io ho sempre detestato militari e caserme e sono contento che la Patria non mi abbia chiamato nemmeno per il servizio di leva un tempo obbligatorio. Quindi, alla domanda, se sarei disposto ad accollarmi una guerra mondiale (si sta giocando), nel tentativo di spezzare le catene che legano il proletariato mondiale cosa dire? Beh se qualcuno mi garantisse una buona probabilità di successo potrei pure pensarci. E, comunque, non vedo troppi bolscevichi o rivoluzionari all’orizzonte e penso, quindi, che una guerra renderebbe i poveracci ancor più poveracci. Quindi, su quest’eventualità di una guerra mondiale meglio buttarla in canzonella, come nelle chat o, perché no, dal solito e povero parrucchiere. Finché potremo farlo, s’intende. Alla prossima.

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