EMOZIONI

Ricordiamo volentieri fatti ed episodi che per un periodo più o meno lungo e intenso ci hanno reso felici. Felici e contenti, ecco.

La nascita di un figlio o di una figlia, si dice che non possa capitare nella vita un momento così emozionante. Non posso saperlo, non mi è successo e/o non me lo sono fatto succedere. Fare un figlio, poi e almeno inizialmente, è sempre un atto egoistico. Lo si fa per sé stessi, senza poter chiedere cosa ne pensa chi nasce.

Poi, vediamo, pensando ai momenti che possano rendere felici e senza grande sforzo di fantasia, metto l’amore. Il piacere di stare con l’altro/a in tutti i modi, la ragione e il corpo. Innamorarsi, ecco, sempre che se ne abbia la capacità. Spesso si rischia di essere troppo ego riferiti, di riuscire a innamorarsi soltanto di sé stessi.

Momenti immortali e che si ricordano per tutta la vita, Successi scolastici e professionali, successi sportivi, un riconoscimento particolare, un premio.

E fatti che, invece, sembrano marginali; ad esempio incassare la stima degli altri, passare generalmente per quel che si dice ‘una brava e bella persona’. Sembra poco ma non lo è.

Poi, talvolta, nella ricerca di emozioni e di felicità ci imbarchiamo in situazioni che non dipendono da noi. Ad esempio la passione sportiva, ecco. Gioire o soffrire per i risultati di una squadra di pallone che dipendono dalle nostre gesta e dalla nostra volontà per una parte davvero minima. E, allora, è giusto chiedersi se tutto questo sia sostenibile o razionale. E quanto sia necessario per coprire, magari, l’assenza di altre emozioni. La conseguenza di una passività latente, di una vita trascorsa, in larga parte, senza correre il rischio, appunto,  di emozionarsi. O, forse, son tutti discorsi strampalati usciti fuori, chissà perché, in un venerdì che annuncia, quasi, la primavera. La stagione delle emozioni quasi per antonomasia. Alla prossima.

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