LE ASSAGGIATRICI di Silvio Soldini
Alla veneranda età di novantacinque anni e quasi sul punto di morire, una donna tedesca – Margaret Volk – raccontò una storia personale assai interessante e singolare accaduta durante il tempo della seconda guerra mondiale. La nostra protagonista era l’unica donna ancora sopravvissuta tra quelle che furono scelte (o meglio prelevate) per un inquietante e peculiare procedimento; in sintesi dovevano assaggiare il cibo che, poi, sarebbe stato servito durante i pasti al Fuhrer Adolf Hitler blindato in campagna nella famigerata e celebre ‘Tana del Lupo’. Da questa storia prese spunto Rosanna Pastorino nella scrittura di un libro di successo, premiato con il ‘Campiello’; quindi racconto è stato proposto in versione cinematografico dal bravo Silvio Soldini, regista che non dirigeva film da qualche anno.
Rosa Sauer è una donna costretta a fuggire dalla sua città, Berlino, rasa
praticamente al suolo dai bombardamenti; trova riparo in campagna dai suoceri e
aspetta il ritorno del marito partito per la Russia. Appena arrivata nota il
filo spinato intorno ai prati e viene avvertita della vicinanza del quartier
generale del Fuhrer. Quindi, un giorno viene prelevata da severi militari
nazisti e condotta insieme ad altre in donne in quello che diventerò il suo
‘inquietante’ luogo di lavoro. Farà l’assaggiatrice, ovvero gusterà il cibo
riservato a Hitler per preservare il Fuhrer da possibili tentativi di
avvelenamento, Tutto ciò insieme ad altre donne, tutte sconvolte dalla guerra
ma assai diverse tra loro. Rosa è chiamata sprezzantemente ‘la berlinese’ per
sottolinearne le origine cittadine da una sua ‘collega’, Elfriede che si
scoprirò successivamente, ebrea e quindi ricercata; quindi c’è Sabine,
sostenitrice indefessa del Fuhrer e altre ancora in un contesto quasi completamente
femminile.
Il film racconta di un’ennesima e crudele storia di nazisti durante la
seconda guerra mondiale, commuove e fa pensare, ed è rappresentata con estrema
precisione. Qualche eco rosselliniano, in una scena finale che rimanda a ‘Roma
città aperta’, un bel drammone storico che ho sinceramente apprezzato se non
altro per aver conosciuto l’ennesima e tragica vicenda di nazisti e di guerre.
Con interesse anche per la lettura del libro dal quale è tratto il film. Che,
comunque e per conto mio, merita di essere visto. Alla prossima sala.

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