SOCIAL E RIVOLTE

Leggevo questa mattina nelle pagine di un quotidiano on line, un’interessante intervista rilasciata dal saggista – giornalista Vincent Bevins a margine e commento del suo ultimo libro intitolato ‘Se noi bruciamo. Dieci anni di rivolte senza rivoluzione’. 

Due notazioni mi hanno particolarmente incuriosito. La prima riguarda il livello di partecipazione alle proteste a livello mondiale, mai così alto nella storia come nell’ultimo decennio. Eppure, soprattutto nella parte occidentale della vecchia Europa e, ancor più segnatamente, nella nostra (si fa per dire) piccola Italia siamo abituati a pensare il contrario. Ovvero, che le piazze sono ormai vuote e che non si protesta né si manifesta più come si faceva un tempo. È evidente che l’analisi del nostro saggista riguarda l’intero emisfero e le proteste andate in scena in ogni angolo di mondo.

 

Altra considerazione riguarda i social, i vari meccanismi della complessa rete informatica e alcuni luoghi comuni che diventano erroneo senso generale. 

Si dice, infatti, soprattutto dalle nostre parti occidentali che i social, internet e tutta sta robaccia tecnologica abbiano spento la voglia di manifestare, di scendere in strada a protestare, ad esprimere, quando ci vuole, la propria rabbia. Ormai, si dice, la gente non scende più in piazza ma preferisce manifestare le proprie ragioni attraverso la tastiera e lo schermo di un computer. 

Ora, questa cosa qui è vera solo in parte. Anzi, potrebbe essere vero il contrario, ovvero che la possibilità di manifestare può essere accresciuta, amplificata, anche grazie ai social, ai servizi di messaggeria, insomma a internet. 

E, a questo proposito, torno al passato, al tempo nel quale non c’era internet e per pubblicizzare una qualsivoglia iniziativa politica e sociale c’erano pochi ed altri mezzi. Alcune radio cosiddette ‘di movimento’, le pagine di qualche quotidiano più impegnato e schierato politicamente. Io apprendevo della convocazione di cortei e manifestazioni, oltre che da compagne o compagni con i quali ero in contatto, dalle trasmissioni di Radio Onda Rossa (quando riuscivo a sintonizzarmi bene con la sua frequenza) o dalla pagina del ‘Manifesto’ che dava conto delle iniziative cittadine nei diversi luoghi e spazi sociali. E capitava, talvolta, di perdermi manifestazioni delle quali avevo contezza soltanto a giochi fatti e con sommo rammarico. Insomma, c’era la possibilità di restare disconnessi dal mondo; una situazione, oggi, assai difficile da vivere con conseguenze spiacevoli ma anche gradite. Ad esempio, attraverso tutte queste diavolerie tecnologiche risulta, oggi, possibile far giungere il messaggio di proteste e manifestazioni in qualsiasi angolo del mondo e in tempo reale. E non è poco. Forse anche per questo l’ultimo decennio è stato quello con un livello di partecipazione maggiore a iniziative politiche e sociali. Alla faccia di coloro che dicono che è tutta colpa dei social e di internet. Forse, invece, le cause dei sostanziali fallimenti di proteste e manifestazioni vanno cercate altrove. Alla prossima.

Commenti

Post popolari in questo blog