SOBRIETA'

È ben noto come il 25 aprile, festa della liberazione dal nazi fascismo, rappresenti un serio problema per quella banda di fascisti che, ahinoi, guida il paese in questo complicato periodo storico. Si è più volte sottolineato come tale ricorrenza rivesta un carattere assolutamente divisivo. E ci mancherebbe pure! Non è certo una giornata che i fascisti possano ricordare e celebrare con trasporto emotivo e commozione, e chi chiede a qualcuno di loro di dimostrare il contrario mi irrita parecchio. Perché Giorgia Meloni, giusto per citare la capa del manipolo di fascistoni al governo, dovrebbe dichiararsi antifascista? E se proprio lo dovesse fare ciò rappresenterebbe soltanto un esercizio di furbizia e opportunità politica. No, grazie.

 

E, comunque, la camerata Meloni questo venticinque aprile se l’era acchittato bene per non avere troppe rogne o essere inseguita da cronisti che potessero chiederle qualche impegnativa e dichiarazione. La fascistella della Camilluccia (è nata lì non alla Garbatella) si era organizzata un viaggio istituzionale addirittura in Uzbekistan e Kazakistan. Dalle parti di Samarcanda dove secondo alcune favole c’è la fine del mondo e chissà per far cosa; probabilmente qualche affare commerciale sulle forniture di gas. 

E, invece, l’improvvisa dipartita del pontefice l’ha costretta ad annullare tutto e restare a Roma dove sabato prossimo si celebreranno, appunto, i funerali del povero Francesco. 

E, comunque, la morte del papa proprio nei giorni precedenti alla festa della Liberazione ha offerto alla citata camerata e ai suoi ministri e fedelissimi l’occasione per tentare di sminuire ulteriormente il valore storico, politico e sociale del venticinque aprile. Tanto che un tal Nello Musumeci, pare ministro della protezione civile (poveri noi), esponente di Fratelli d’Italia, quindi fascista con tanto di tessera, ha proclamato cinque giorni di lutto nazionale per la scomparsa del pontefice aggiungendo che le celebrazioni per il venticinque aprile dovranno svolgersi in modo sobrio. Ora che un fascista ci venga a dire come passare il giorno della Liberazione è già di per sé una roba insopportabile. Ma nella frasetta buttata lì da questo losco figuro traspare tutta l’insofferenza di questi personaggi verso una giornata, giustamente divisiva e che lor signori e lor signore abolirebbero tranquillamente. Una ragione in più per riempire le piazze venerdì prossimo con tanti corpi e molteplici contenuti. Perché, citando un vecchio slogan, il venticinque aprile non è una semplice ricorrenza. E resistere a questi brutti mostri attualmente al governo di questo paese risulta, oggi, più importante che mai.    

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