FELICITA'
Dice, ma sei mai stato veramente e pienamente felice? Ora, non rispondo mai a questa domanda e non per spocchia o stronzaggine varia ma, semplicemente, perché non saprei proprio cosa rispondere.
Intanto, bisogna definirla questa felicità. E, devo dire che neanche il mitico vocabolario Treccani riesce a sciogliere qualsiasi dubbio. Si legge, appunto, nell’impegnativo tomo, stato di chi è felice (e te credo!) ma anche opportunità, convenienza, addirittura beatitudine celeste. Meglio, dunque, andare alla fonte, all’etimo. Ecco, felicità deriva da felicitas, e indica ricchezza e prosperità. Pure abbondanza.
Tuttavia, devo dire che dopo tanto sfavillio di nozioni sufficientemente colte e raffinate, non sono ancora convinto. La felicità esiste? Se si considera come uno stato di completa estasi, esiste solo in un attimo, in un nano secondo che, forse, non siamo neppure in grado di cogliere totalmente. Uno stato emotivo talmente rapido e veloce che lascia più rimpianto che soddisfazione.
Se, invece, più concretamente consideriamo la felicità come una sorta di serenità interiore che può accompagnarci per un periodo più o meno lungo della nostra vita, ecco, allora ci siamo. La serenità, la soddisfazione, magari, di riempire le proprie giornate con attività piacevoli, ludiche o impegnate che siano.
E, ancora, la felicità è un concetto meramente individuale, quasi una
ricerca egoistica del proprio e personale benessere, oppure, si può essere
davvero felici solo in un contesto sociale dove il benessere materiale ed
emotivo sia adeguatamente ripartito e garantito? E nei miei (brevi) momenti,
non dico di felicità ma, almeno, di gioiosa serenità mi domando se tale stato emotivo
non rappresenti, anche, una sorta di atto egoistico. E, comunque, alla domanda
se sono stato mai pienamente felice rispondo con un bel ‘boh’. Anche perché ho
il vizio di non godere mai a pieno delle emozioni positive, riflettendo sempre
sulla loro transitorietà. Insomma è sempre una ruota che gira. Alla
prossima.

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