LE COLPE DEI POVERI
Pare che la povertà sia diventata una colpa. Una specie di vergogna. E, del
resto,. Il concetto scaturisce bene dall’essenza dei modelli economici neo
liberisti che esaltano le virtù taumaturgiche dell’imprenditore iper attivo e,
possibilmente, self made man. Utile per sé stesso e, soprattutto, per gli altri
con la sua capacità di fornire occasioni di lavoro (normalmente precario) , di
reddito (normalmente da fame). E, non a caso, molti governi hanno adottato,
ormai negli ultimi decenni, le cosiddette politiche del ‘trickle down;
sostenere i redditi alti di chi sta meglio in modo che ci sia un effetto a
cascata su coloro che stanno più giù nella scala sociale. Che, poi, tali
politiche non hanno dato alcun risultato, se non quello di accrescere le
diseguaglianze sociali, poco male per i governanti di tanti paesi sparsi nei
diversi angoli di mondo. Nel nostro bel paese, invece, lo stigma (negativo)
della povertà è esaltato anche dalle norme che la riducono, spesso, a questione
di ordine pubblico. Si pensi ad alcune disposizioni contenute nel recente
decreto legge per la sicurezza, firmato proprio in questi giorni dalla
vergognosa mano del presidente Sergio Mattarella. Un tizio che,
incredibilmente, qualcuno fa passare troppo spesso come l’ultimo baluardo per
difendere quel che resta della democrazia. Mah.
Ecco, il citato e famigerato decreto sicurezza prevede, tra le tante
sconcezze, dure pene detentive per chi occupa case o immobili; insomma coloro
che non hanno un tetto sulla capoccia rischieranno di passare da una casa
occupata a una casa circondariale. Potenza demiurgica dei fascisti al governo
di questo paese.
Posso dire di aver vissuto per un
periodo della mia vita in condizioni economiche vicine a quelle dell’indigenza.
Con i problemi della spesa e una casa in affitto e sempre col pericolo di uno
sfratto. Me ne ricordo spesso, soprattutto quando capita di confrontarmi con
persone che quella condizione di povertà se la vivono. Senza grandi possibilità
per uscirne. E con l’ulteriore macigno di vivere dentro una società peggiorata
negli anni, dove la povertà viene considerata non come un’insostenibile
condizione generata da iniqui e ingiusti modelli sociali ed economici ma una
colpa individuale. Se sei povero, insomma, sei un buono a nulla e devi
schiattare. Ecco. Col sigillo, pure, del presidente della Repubblica. Alla
prossima.

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