UN SANO DISPREZZO

Capita sempre più frequentemente di trovarmi a disagio in mezzo alla ‘gente’. Ascoltando i discorsi della ‘gente’, percependone gli umori. 

Sono come una cane da tartufo, riesco con una discreta precisione a comprendere il punto di vista sul mondo delle persone che osservo e che sento dalle prime battute di un qualsivoglia discorso. Dal linguaggio, dalle parole usate. Non per questo, sia ben inteso, mi sento particolarmente illuminato o geniale.

 

E, così’, quando ascolto i discorsi, spesso strampalati e privi di qualsiasi connessione logica, di soggetti riconducibili, senza grandi dubbi, a un’area politica di destra, mi domando, ma i loro rappresentanti saranno tanto diversi da loro? Insomma, riusciranno, almeno, a produrre un miglior livello di analisi e di elaborazione teorica? Comincio ad aver qualche dubbio al riguardo. 

Mi sono messo dentro un ragionamento assai sconclusionato e, che per certi versi, potrebbe apparire addirittura spocchioso. Radical chic, direbbe qualcuno. Insomma, non dovrei sentirmi migliore degli altri e rispettare, addirittura, differenti pensieri e visioni del mondo. Ma, confesso, di non riuscirci. E, sia ben inteso, non voglio redimere nessuno assumendo pose da preticello di campagna.

 

Mi limito a evitare, per quanto possibile, compagnie sgradite e, quando proprio non posso, a turarmi le orecchie e pure il naso. Sempre che riesca a controllare i miei impulsi e non finisca per trattare a male parole lo sgradito interlocutore di turno. Alla prossima

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