FASCISTI SU VENTOTENE.
Io a Ventotene non ci sono mai stato. Anche se non dista molto da Roma e dicono che sia pure bella e incantevole. È un’isola che si trova nel Tirreno, tra il Lazio e la Toscana, così è indicato su qualsiasi mappa consultabile on line. Una volta c’era l’Atlante geografico, io ne conservo in casa ancora un bel volume, con tutte le mappe divise per continenti e regioni. E, poi, c’era pure il mappamondo e quanto mi piaceva il mappamondo, quello che si accendeva e si spegneva con una lampadina, poi, che incanto!
Ma torniamo a Ventotene, quest’isola che, è stata citata, addirittura, dalla presidente del Consiglio, la camerata Giorgia Meloni in occasione di un suo intervento alla Camera dei Deputati. Doveva parlare, soprattutto, di guerre, accordi di pace, di quel ‘riarmo’ proposto in sede di Unione Europea, della linea politica che il governo intende seguire in questo complicato quadro internazionale; e invece, ecco, all’improvviso ha tirato fuori Ventotene. Ma non perché pensava a un week end sereno e tranquillo su questa bell’isolotta nel Tirreno, ma perché Ventotene ha una storia.
Il poro Benito, infatti, detto pure l’impiccato per ovvii motivi trasformò l’isola in un posto di confino per oppositori politici. E, così, a Ventotene ci finirono pure tre antifascisti come Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni che scrissero, quindi, un bel manifesto; il manifesto di Ventotene, appunto. Uno scritto dove si prefigurava un progetto di Europa federale contrapposto a quello dei nazionalismi che avevano portato a due guerre in pochi decenni.
Ora non so quanti abbiano letto questo Manifesto che è stato distribuito a gratis sabato scorso con un celebre quotidiano. Però la camerata Meloni, o chi per lei, pare lo abbia letto e ci ha trovato un riferimento al socialismo e all’abolizione della proprietà privata e apriti cielo! Nel suo intervento alla Camera, quindi, ricordando questi passaggi ha gridato, rivolta ai parlamentari delle opposizioni, che l’Europa descritta nel manifesto di Ventotene non è la sua Europa. E ci mancherebbe pure!
Ora, a parte qualsiasi analisi più o meno raffinata, ciò che mi fa sorridere (amaramente) è la pretesa ancora avanzata da tanti che la camerata Meloni si dichiari antifascista. Mettetevelo bene in testa, Giorgia Meloni è fascista dalla testa ai piedi, viene da quella storia lì, dalla storia di Benito l’impiccato, di Salò, dei fasci che, negli anni settanta, collaboravano con i servizi segreti e con le organizzazioni criminali, squallida manovalanza nella stagione delle stragi di Stato. Ecco, ficcatevelo in testa, Meloni viene da questa roba qua, e chiederle di dichiararsi antifascista è come se a me si chiedesse di esultare per un gol della Lazio. E, poi, se anche lo facesse non vi sentireste presi in giro? E, personalmente, una così la preferisco dal lato opposto della mia barricata.
Quindi, a mio parere, non so quanto modesto, la questione non è se Meloni
deve riconoscersi nei valori dell’antifascismo o meno. Il problema è che
abbiamo consentito negli anni che i fascisti, prima sopravvivessero e, quindi,
che crescessero sempre più fino ad arrivare al potere. Fino a comandare, ecco.
Per conto mio i fascisti non dovrebbero neanche parlare. Del manifesto di
Ventotene o di quant’altro. Il problema è questo. Alla prossima.

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