PISTOLE SOLO AD ACQUA
A proposito di eventuali e varie. In questi giorni si discute ai massimi
livelli e nelle più importanti sedi istituzionali europee di armi. Meglio, di
spese per comprare le armi e rifornire eserciti, marine, aviazioni e
quant’altro. Magari sottraendo qualche soldino a scuola e sanità o aumentando
il debito pubblico che tanto, poi, qualche poveraccio dovrà pur pagarlo.
Personalmente, non ho mai impugnato un’arma. Neanche per scherzo. Ho ancora
il ricordo di quelle giornate di fine anno di tanti anni fa, quando le città
diventavano una specie di Santabarbara.
Io, peraltro, avevo un nonno che possedeva una ‘scacciacani’. Un’arma assai
rudimentale ma che, sembra, gli causò un incidente piuttosto serio proprio
durante una notte di Capodanno. E da quel giorno, pare, smise di usarla.
Ma, oltre queste confuse disquisizioni sociologiche, ricordo nei miei
giochi da bambino, la pistole e i fucili di plastica e un ‘Forte’ dove
convivevano, stranamente, cowboy e indiani in una sorta d’inedita fratellanza.
Oggetti che ricevevo malvolentieri e mettevo da parte fingendo di esser felice
per i regali ricevuti. Mi piacevano soltanto le pistole ad acqua che riempivi
per poter bagnare (a Roma si dice fracicare
che rende meglio l’idea) qualche amico, conoscente, zio o malcapitato passante.
Insomma, mi piacevano soltanto quelle armi finte e che servivano per qualche
divertente burla.
Ancor oggi detesto le armi; anche i botti di Capodanno o i bomboni che
sento spesso esplodere, con effetti scenografici, allo stadio o durante qualche
manifestazione. Anche se, talvolta, bisogna pur difendersi. Senza, tuttavia,
chiudere scuola od ospedali. Sarò demagogico ma ho ancora in testa un preciso
slogan di piazza che invocava meno spese militari e più servizi per i
proletari. Che faceva pure rima. Alla prossima.,

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