EMPOLI

Empoli è un piccolo comune, meno di cinquantamila abitanti, situato a pochi chilometri da Firenze definita, con merito, la culla del Rinascimento. Prendendo l’autostrada da Roma, si esce a Scandicci, si prende la mitica FI PI LI e dopo poche uscite si accede nella menzionata Empoli.

L’Empoli è una società che produce ottimi giocatori e allenatori e che esordì nella massima serie nell’ormai lontano 1986. Era il giorno dedicato ai defunti e, per l’occasione, il club toscano inaugurò il suo nuovo stadio intitolato a Carlo Castellani, giocatore di calcio morto nel campo di sterminio di Mauthausen.

Per la cronaca, l’Empoli dovette procedere a una nuova e successiva inaugurazione, perché il settore destinato ai tifosi della magica subì qualche danno. Ma questa è solo la fredda cronaca di quanto accaduto, ormai, qualche decennio fa.

Ora, invece, la trasferta di Empoli, la più breve dopo quella di Firenze, è programmata in una domenica di marzo e richiama, comunque, migliaia e migliaia di tifosi romanisti.

Dopo qualche incertezza, opto per il trasferimento in pullman, scoprendo, poi, che, forse, nun se po’ più fa. Il pullman è scomodo e lento, l’unico mezzo di trasporto che, probabilmente, non ha subito miglioramenti nel corso degli anni. Per di più, tocca condividere il viaggio con altre cinquanta persone e devo confessare che la cosa comincia a pesarmi. Preferisco il viaggio con pochi e scelti individui o, addirittura, in solitudine dove è possibile muoversi autonomamente e senza l’imbarazzo di doversi coprire le orecchie, talvolta, nel sentire qualche riflessione di dubbio gusto. Insomma, capita che quando sono a contatto con un po’ di gente sono ancora più cosciente e consapevole di quel processo che pare ormai irreversibile di regresso intellettivo, sociale  e culturale che attraversa questo pessimo paese.

Oltre, tuttavia, queste disquisizioni sociologiche c’è la partita, una partita da vincere a tutti i costi per continuare a inseguire il sogno di una qualificazione europea anche per la prossima stagione. Eventualità che, solo qualche settimana fa, sembrava assai remota e che, invece e grazie agli artifici del maestro di San Saba, al secolo Claudio Ranieri, pare ora una concreta possibilità.

Al Castellani, intitolato anche a una società di computer, ogni tanto tira giù uno sgrullone dal quale mi riparo col provvidenziale ombrello del cinese portato appositamente da casa. La partita inizia nel modo migliore e dopo ventidue secondi la Roma passa già in vantaggio.

Finisce il primo tempo e ci mordiamo le mani per le occasioni sciupate; brutti pensieri fanno capolino nella mia capoccia, pensando che, in questi casi, quando sbagli tanti gol alla fine vieni castigato. E ci manca davvero poco quando, proprio nell’ultima azione, l’Empoli sfiora un incredibile pareggio che sarebbe suonato come la più amara delle beffe e reso il viaggio di ritorno ancor più scomodo e carico di rodimenti di culo.

Invece, la Roma incassa altri tre punti e si pensa già alla prossima trasferta prevista solo tra pochi giorni a Bilbao, allo stadio San Mames. Insomma, non ci si riposa mai, sperando che la salute continui ad assistermi perché non ho più vent’anni come quando fu inaugurato il mitico stadio Castellani con gente che si portava via pure i nuovi rubinetti dello stadio. Che gli idraulici costavano allora come costano sempre e il carovita rappresenta pur sempre un bel problema. Anche se col pullman, almeno, si risparmia. Alla prossima.  

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