IL CASO BELLE STEINER di Benoit Jacquot
Capita, talvolta, di vedere al cinema un film che non figura tra quelli in
testa alla lista delle personali preferenze. Insomma, avrei preferito ‘Anora’
insignito della Palma d’Oro a Cannes o ‘Nonostante’ che, tuttavia uscirà nelle
sale solo nei prossimi giorni.
E, quindi, mi sono cimentato nella visone de ‘Il caso Belle Steiner’ del
regista francese Benoit Jacquot, tratto dal romanzo di Georges Simenon ‘La
morte di Belle’. Un giallo considerato tra i massimi capolavori nella copiosa
produzione letteraria dello scrittore francese e che già era stato oggetto di
due trasposizioni cinematografiche.
Anche in questo caso c’è un bell’adattamento rispetto a quanto narrato da
Simenon nelle pagine del suo romanzo. Adattamento anche inevitabile per
riportare la storia ambientata nel libro all’inizio degli anni cinquanta ai giorni
nostri. Con tutto quell’armamentario di tablet,, pc e smartphone che
accompagnano, ormai, le nostre vite.
Il corpo della storia risulta, tuttavia, quasi immutato. Una ragazzina
ospite di una famiglia borghese in una piccola cittadina viene trovata morta,
strangolata proprio nell’appartamento dove risiedeva. Al momento del tragico
accaduto era presente solo l’uomo della coppia di casa, Pierre, un professore
di matematica abbastanza solitario e dai comportamenti alquanto singolari.
Mentre viene sospettato e poi accusato dell’omicidio, il nostro personaggio
sembra mantenere un atteggiamento quasi imperturbabile, scosso soltanto da
alcuni incubi notturni.
E il film è incentrato soprattutto sulla psicologia dei personaggi, in
particolare del citato insegnante di matematica, scavando dentro le ipocrisie
borghesi di un piccolo centro di provincia e delle famiglie che lo abitano
compresa quella in questione.
Oltre i citati aspetti psicologici siamo, comunque, dentro un noir con
dialoghi chiari ma non irresistibili e con il dubbio sull’’identità
dell’assassino (è stato o non è stato lui, il prof di matematica?) che
permangono sino a un finale diverso da quello raccontato da Simenon nel suo
giallo ma, tuttavia, tale da instillare dubbi e riflessioni nello sguardo e nel
pensiero dello spettatore.
Un discreto film che, più che altro, stimola alla maggiore conoscenza di
quel genio di Georges Simenon e che, probabilmente, merita di essere visto in
lingua originale. Comunque bravi gli attori protagonisti, Guillaume Canet e
Charlotte Gainsbourg. Da vedere se non al cinema magari sul piccolo schermo.
Alla prossima sala.

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