BILBAO
Bilbao è la principale città dei paesi baschi. Meno di quattrocentomila
abitanti con scorci e paesaggi assai affascinanti, una cattedrale, una torre,
il fiume Cantabrico e uno straordinario museo di arte moderna e contemporanea;
il Guggenheim che, visto da fuori, sembra quasi una nave e ospita collezioni davvero
interessanti. Un museo che ho visitato
con lo sguardo curioso del profano, insomma di chi pur non disponendo del
necessario know how, ovvero della cultura di un critico o, anche, semplice
appassionato d’arte, mi ha consentito, comunque, un discreto arricchimento.
E se viviamo, non è soltanto nella speranza di camminare sulla testa dei re
ma, anche, per imparare quotidianamente qualcosa di nuovo. E, almeno da questo
punto di vista posso dire, stavolta, missione compiuta.
Poi, è evidente, che lo scopo di questo breve ma intenso viaggio era un
altro, quello consueto di seguire la magica
in una complicata trasferta europea.
L’ambiente nella città basca, nonostante gli infuocati appelli della
vigilia da parte dei locali disposti a tutto pur di andare avanti in una
competizione che si concluderà proprio allo stadio San Mames di Bilbao, sembra
piuttosto tranquillo e sereno.
Tanto che, dopo aver cercato invano il punto di concentramento dei tifosi
della Roma, decidiamo di procedere senza compagnie e a piedi verso lo stesso
stadio. Dove arriviamo con una certa serenità. Poi, appena entrati nel settore
ospiti del San Mames , vediamo arrivare il corteo di tifosi romanisti che si
fronteggiano con i locali a causa, probabilmente, di rivalità derivanti da
gemellaggi e dinamiche legate a fenomeni di tifo organizzato dalle quali,
tuttavia, mi sono allontanato da tempo e sulle quali, quindi, mi riservo una
certa discrezione.
Mi limito, soltanto, a manifestare con un po’ di sarcasmo e ironia il mio
imbarazzo perché, in fondo, sono da tempo un attento osservatore delle vicende
legate al popolo basco, sincero ammiratore della fiera resistenza che opposero
durante il regime franchista.
Ma, poi, c’è la Roma, e come disse una volta un compagno col quale
condivido l’ossessione pallonara, quando c’è la Roma di mezzo tocca resettare
tutto. O quasi.
La partita va male che peggio non potrebbe andare. La nostra amata squadra
è chiamata a difendere il golletto di vantaggio acquisito nel match d’andata ma
le cose si mettono subito in salita perché si resta in dieci dopo soli undici
minuti. A questo punto, con questi in superiorità numerica che spingono da
tutte le parti e lo stadio che li trascina, servirebbe una specie d’impresa. Ma
quando prendiamo gol proprio nell’ultima azione del primo tempo capisco che
proprio non è aria.
Finisce, quindi, con l’eliminazione della Roma da un’altra competizione
che, invece, poteva darci ben altre soddisfazioni, una lunga permanenza dentro
lo stadio mentre i baschi tentano l’ennesimo assalto, le notizie da altri campi
che non confortano e, fortunatamente, un ottimo hamburger gustato a pochi passi
dall’albergo. Una delle poche note positive della giornata oltre a quella di
aver, comunque, visitato una città che merita davvero. Sperando in un’altra
stagione e che, davvero, avesse ragione quel geniaccio di José Saramago quando
diceva che il viaggio non finisce mai. Per quelli ‘europei’ legati alla Roma,
però, bisognerà attendere almeno il prossimo autunno. Sempre che la Roma si
qualifichi per una coppa continentale e sempre, s’intende, a Dio, o chi per
lui, piacendo.

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