THE APPRENTICE di Ali Abbasi
Un film, questo ‘The Apprentice – Alle origini di Trump’ che avevo da tempo inserito nella mia agenda mentale tra quelli da guardare. Se non altro perché riguardante il personaggio politico probabilmente più discusso quanto potente e influente nella nostra contemporaneità.
Questa pellicola della durata di due ore e diretta dall’abile regista Ali Abbasi, ci racconta il Donald Trump giovane rampante tra gli anni settanta e i primi ottanta. Palazzinaro, oggi si dice immobiliarista con un tono eccessivamente edulcorato e rispettoso, inserito dentro un’azienda di famiglia dove, tuttavia, tutto il potere decisionale pare attribuito al padre, un uomo assai severo.
Donald, all’inizio della storia, sembra quasi un uomo goffo e insicuro, lontano parente dello scanzonato presidente americano che siamo abituati a vedere e ascoltare oggi.
Poi, arriva il momento decisivo, l’incontro casuale quanto determinante con l’avvocato Roy Cohn, uno spregiudicato faccendiere già consulente e consigliere di molti esponenti repubblicani dal malefico Joseph McCarty fino a Ronald Reagan.Attraverso i suggerimenti di quest’avvocato, il giovane Donald comincia a farsi largo nel cinico e spietato mondo degli affari americani, riuscendo attraverso comportamenti sempre spregiudicati e privi di qualsiasi etica a ingrandire pesantemente il volume di affari dell’azienda di famiglia.
Detto che quanto raccontato nel film è ripreso dal racconto scritto da Gabriel Sherman, cosa dire dopo averlo guardato?
Dal punto di vista cinematografico, l’ambiente di quegli anni, settanta e primi ottanta viene raffigurato quasi perfettamente, con un gioco d’immagini e colori assolutamente rispondente a quel tempo.
Devo dire, tuttavia, che il mio apprezzamento per questa pellicola pur interessante finisce qui. O quasi.
Trump è descritto come un personaggio grottesco, e la realtà che lo
circonda e della quale si serve sembra quasi descrivere quel che sarà dopo tra
il culto dell’immagine personale e il cinismo senza limiti del capitalismo
americano. E non solo, sarebbe il caso di aggiungere. Un film, forse,
eccessivamente didascalico, peraltro uscito durante il periodo della campagna
elettorale per le ultime e recenti presidenziali. E che, evidentemente, non è
servito a limitare i consensi verso Donald Trump. Ma non si vuole certo attribuire
a questo film la responsabilità dello straordinario successo del vecchio
Donald. Tuttavia, e per conto mio, si poteva fare un prodotto cinematografico
migliore anche se resta un documento interessante e che si può guardare;
attualmente trasmesso sui canali cinema di un celebre quanto (ahimè) costoso
network televisivo. Al prossimo film.

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