IL TERZINO E IL DUCE di Alessandro Fulloni
 

Eraldo Monzeglio nato a Vignale Monferrato nell’anno 1906, calciatore due volte campione del mondo – dal 1934 al 1938, disputò ben cinque stagioni con la maglia della Roma. I tabellini indicano ben centootto partite e nessun gol; appesi gli scarpini al classico chiodo, il prode Eraldo assunse anche la carica di direttore tecnico della Roma proprio nell’anno che portò la nostra magica alla conquista del suo primo scudetto, stagione 1941 – 1942. Insieme all’allora presidente Edgardo Bazzini a all’allenatore Alfred Schaffer allestì quell’irresistibile formazione che consentì, appunto, alla Roma di compiere l’impresa di essere la prima squadra del centro sud a vincere uno scudetto. Peraltro, Monzeglio non partecipò alla fase finale di quell’indimenticabile stagione in quanto scelse di partire per la Russia per una campagna di guerra che, poi e come ben noto, si rivelerà sciagurata.

Lunga premessa per indicare la ragione che mi ha portato a leggere quest’interessante saggio, ‘Il terzino e il duce’ scritto da un esperto cronista in forza, attualmente, al Corriere della Sera – Alessandro Fulloni.

Un libro nel quale, tuttavia, si fanno solo rapidi cenni all’esperienza romanista di Monzeglio che pur fu decisiva per l’intera sua esistenza.

A Roma, infatti, Monzeglio conobbe il duce e divenne suo avversario in partite di tennis a Villa Torlonia, nonché, maestro, ancora del citato gioco dei suoi figli.

E questo libro si occupa, soprattutto, di raccontare i legami e gli intrecci tra il calciatore, il duce e la sua famiglia. Eraldo Monzeglio era un fascista convinto che fu vicino a Mussolini sino alla fine anche se, poi, durante gli ultimi mesi della guerra intrecciò rapporti anche con elementi della Resistenza. E nel libro si da traccia, in particolar modo, alle relazioni di amicizia con altri ex calciatori che avevano, evidentemente, scelto un’altra parte della barricata. Monzeglio tornò dopo la guerra a una normale esistenza nonostante il suo coinvolgimento col fascismo, forse per i suoi meriti sportivi, oppure, proprio per questa sorta di doppiogiochismo negli ultimi mesi prima della caduta del fascismo.

Complessivamente un interessante saggio dove il racconto di fatti sportivi diventa quasi secondario rispetto alla descrizione di eventi storici. Un libro che ho apprezzato pur aspettandomi maggiori riferimenti a storie  attinenti al calcio. Ho trovato soltanto insopportabile (e non è poco), la descrizione di storie avvenute durante e dopo la guerra tra partigiani e collaborazionisti raccontate, spesso dall’autore, mettendo le due parti quasi sullo stesso piano. Un saggio, in ultimo, ben scritto e documentato da consigliare agli appassionati di letteratura e saggistica sullo sport e sul calcio in particolare.

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