PERSONE SCOMPARSE

Capita nella vita di smarrire persone con le quali, tuttavia, si è fatto qualche pezzo di strada insieme. Per incomprensioni, oppure, si direbbe utilizzando una prosa più adatta a verbali giudiziari o polizieschi, per futili motivi. 

E si sceglie il distacco, un silenzio che puzza d’irritazione. Non chiamo più quella determinata persona e se vuole chiamasse lei! Con la convinzione, evidentemente, di aver ragioni da vendere, insomma e sempre tornando a prose da tribunali, pensando di essere la parte lesa.

 

Poi, può succedere che questo silenzio si protragga per giorni e, quindi, per settimane o mesi. E ci si abitua e quel distacco che sembrava soltanto un transitorio capriccio, una momentanea interruzione di un rapporto destinato comunque a ricucirsi, diventa abitudine. Ci si abitua, ecco, anche alla perdita di persone con le quali, ribadisco, si è fatto un pezzo di strada insieme. O con le quali, quantomeno, si sono vissuti momenti emozionanti e significativi. 

Così’ è la vita che ci pone davanti all’elaborazione della perdita di persone più o meno care non soltanto nei casi più drammatici di lutti. 

Quindi, cosa resta? Talvolta l’irritazione nei confronti della persona che doveva farsi sentire, e una complessiva e amara sensazione; quella di non essere indispensabili per l’interlocutore in questione. Del resto, lo dice anche il proverbio, tutti sono necessari ma nessuno e indispensabile. E i proverbi, dicono, non sbagliano mai. O quasi. Alla prossima.

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