LA PROF E LE FOIBE

Mentre attendevo, sulla banchina della stazione di Piramide il trenino delle ore 14,05, ne passa uno ogni venti minuti e così va il mondo, osservavo con discreta curiosità un singolare capannello. Si trattava di un gruppo di studenti, probabilmente di uno dei primi anni di liceo o delle superiori che dir si voglia, disposti a cerchio intorno a una loro insegnante che parlava fitto fitto come se stesse facendo una lezione. 

Quindi, mi sono avvicinato per capire, almeno, di cosa di trattava. Ecco, la nostra professoressa, si direbbe, a giudicare dall’aspetto fisico, una matura professoressa con qualche anno di carriera sulle spalle, illustrava ai suoi alunni la vicenda storica delle ‘foibe’.

 

Mi è bastato poco per capire il tono del discorso; la brava insegnante, infatti, spiegava ai suoi ‘discepoli’ che tante persone che cercavano di tornare in Italia, brave persone e non banditi aggiungeva la nostra storica in pillole, venivano fermati dai feroci membri della resistenza jugoslava, uccisi e gettati dentro fosse profonde. Insomma, la storiella delle foibe come ce la propinano, ormai, da diversi anni e come viene propagandata, soprattutto in questi giorni seguenti alla cosiddetta ‘giornata del ricordo’, da giornali e televisioni. Omettendo fatti e contesti storici, riproponendo la solita storiella degli italiani ‘brava gente’. 

Ho avuto per un attimo la tentazione d’interrompere il brutto monologo della prof poi, tuttavia, guardando i ragazzini intorno, quasi tutti con gli occhi sui loro smartphone, mi sono limitato a una mezza imprecazione; senti questa che cazzo sta a dì! Mi è scappata e, una signora, sentendomi, mi ha dato incredibilmente ragione. Ne è scaturito un interessante confronto dialettico e ho pensato che, tutto sommato, qualche luce in fondo a quel tunnel della ragione nel quale sembriamo, ormai, sprofondare sempre più, giorno dopo giorno, esiste ancora. E a questa luce di speranza dobbiamo aggrapparci. Oltre che, e lo scrivo facendomi una risata, all’indifferenza degli studenti nei confronti di quell’insegnante che proponeva la sua lezioncina di storia dopo aver assistito, probabilmente, a una puntata di una trasmissione condotta da Bruno Vespa. Alla prossima. 

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