PORTO
Il formato dell’Europa League quest’anno risulta particolarmente bizzarro.
Non più gironi all’italiana con passaggio al turno successivo, con diverse
modalità, delle prime due classificate, ma un’ammucchiata di ben trentasei
squadre che disputano ciascuna otto partite e sommano i loro punti prendendo
posto in una lunga classifica. La Roma, vincendo l’ultima gara di questa prima
e complicata fase, si colloca al dodicesimo posto, insufficiente per entrare
tra le prime otto che ‘scavallano’ già agli ottavi di finale ma bastevole per
accedere al famigerato ‘play off’. Il sorteggio del venerdì all’una ci può riservare
i più comodi avversari ungheresi del Ferencvaros o i rognosi lusitani del
Porto. Chiaramente, becchiamo i secondi con annesse imprecazioni a tante
divinità dell’Olimpo perché, evidentemente e oltre qualsiasi valutazione sullo
spessore tecnico dell’avversario, Budapest costava decisamente meno di Porto o
Oporto che dir si voglia.
SI propone, quindi, l’annoso dilemma del ce vado e nun ce vado, accompagnato da rinvii di decisioni che, alla fine e inevitabilmente, diventano irrevocabili come l’ora segnata dal destino del povero Benito qualche decennio fa. In quel caso, tuttavia, si trattava di andare in guerra, stavolta più prosaicamente di affrontare una trasferta lunga e, soprattutto, costosa. Scartate, stavolta, le rocambolesche soluzioni degne del miglior Jules Verne nel consigliatissimo ‘Il giro del mondo in novanta giorni’, opto per la cosa più comoda ma anche più onerosa; quella del charter con una notte in albergo. Una soluzione che, personalmente, tendo sempre a scartare perché mi piace spendere poco e, soprattutto, viaggiare per conto mio oltre a manifestare una certa diffidenza verso coloro che con la passione dei tifosi per la Roma ci guadagnano e bene. Anche se, in effetti, è il mestiere loro.
Dopo aver fatto il bonifico (un bagno di sangue) aspetto il giorno fatale,
un giovedì di fine inverno e con un gruppo di amici mi reco all’aeroporto di
Fiumicino intitolato al mitico Leonardo Da Vinci che qualcosa di più e di
meglio, almeno, ha fatto rispetto a Silvio Berlusconi che si è dovuto
accontentare di Malpensa.
Il volo è sul velivolo di Aeroitalia che è pure sponsor della Lazio e la
cosa, devo dire, un po’ mi irrita. E’ un velivolo assai vecchio con posti
stretti e bagni maleodoranti ma il fatto che risulti semivuoto migliora la
comodità del viaggio.
Arriviamo senza grandi scossoni a Porto e ammiriamo una città davvero
carina. E’ vero, c’ero già stato ma senza poterla girare troppo. E anche
stavolta ho il rimpianto di non aver visto tutto quello che c’era da vedere
compreso l’interno della ‘Livraria Lello’. Comunque a Porto si cammina in un
continuo saliscendi, insomma è pure un buon allenamento fisico, apprezzando gli
scorci sui ponti sul fiume Douro e quello stile detto ‘manuelino’ , una specie
di mix transitorio tra tardo gotico e rinascimentale. Speriamo di tornarci,
insomma.
La partita, invece, disputata allo stadio Do Dragao, si rivela
particolarmente strana. Andiamo in vantaggio e quando sembra di potere fare
pure il secondo che suonerebbe, quasi, come una sentenza di Cassazione a nostro
favore sul passaggio del turno, arriva il rocambolesco pareggio dei portoghesi.
Poi, grazie a un arbitro balordo e infame, restiamo subiamo in espulsione e il
finale in inferiorità numerica si rivela inevitabilmente sofferto. Ne usciamo
con un pari che rimanda tutto la vicenda della qualificazione alla gara di
ritorno all’Olimpico e con le dichiarazioni del nostro mister a occhio e croce
un po’ incazzato con lo stesso arbitro.
A Porto si gusta il baccalà e un ottimo vino, l’albergo (almeno quello) è
assolutamente confortevole e il venerdì nel pomeriggio si torna a casa sempre
sullo stesso velivolo.
Stavolta, però, già in fase di discesa becchiamo un violento temporale
accompagnato da un discreto venticello che fa ballare l’aereo e incutere
qualche timore nel cuore dei passeggeri che, infatti, accolgono l’atterraggio
sulla pista di Fiumicino con un bell’applauso sempre preferibile all’applauso
più lungo che si riserva in occasioni ferali.
A Roma fa freschetto e sembra tornato l’inverno mentre un’altra trasferta
ce la siamo lasciata dietro, in attesa della prossima in campionato in
programma già domenica. Proprio così e mi viene in mente la battuta di un
tifoso attempato ascoltata mentre facevo colazione nell’albergo di Porto; la
Roma è un ‘bel’ vizio Proprio così Alla prossima.

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