MILANO
 

Stavolta, a commento di quest’ennesima trasferta stagionale, voglio partire dalla fine. O quasi. 

Al momento del ritorno verso casa, insomma; sveglia alle cinque del mattino dopo aver consumato qualche piacevole ora di sonno in una stanza di un albergo sorprendentemente dignitoso pur figurando come un modesto due stelle. 

Il treno del vecchio Italo che ci aspetta sul binario, è diretto a Napoli Centrale ma noi, chiaramente, scenderemo prima e sono accompagnato da pensieri che risalgono su come i peperoni mangiati a cena; dopo un’altra sconfitta di questa stagione avara di soddisfazioni, maturata, peraltro, in una gara secca di Coppa Italia.  A San Siro contro il Milan, netta sconfitta, appunto, e possiamo fare la spunta eliminando la prima competizione dell’anno calcistico; la mitica coppa Italia che non vinciamo, ormai, dall’anno 2008. Sono passati diciassette anni e come vola il tempo signora mia! 

Dicevo quei pensieri che somigliano ai peperoni mangiati a cena. Riflessioni sfuggenti quanto effimere che rimbalzano per la testa, tipo ma chi me lo fa fare ancora? Fatica, strapazzo, soldi anche se, sia ben inteso, seguire la propria squadra del cuore in trasferta, per conto mio, non rientra nel novero dei sacrifici che un essere umano deve affrontare durante l’esistenza quotidiana. Si sacrifica chi si sbatte per comprare le scarpe al figlio non chi ha la fortuna di andare a vedere una partita fuori casa. 

Accennavo, comunque, a queste riflessioni definendole sfuggenti ed effimere. Perché tanto ce lo sai che non dipende dai risultati e che in trasferta ci tornerai ancora e, magari, alla prima occasione possibile. Perché è così e, come fa quello slogan utilizzato spesso, nun se po’ spiegà. 

Venendo, poi, sommariamente alla trasferta, andata e ritorno col treno preso a prezzi da urlo, ammazzata garantita senza sprecare giorni di ferie che la stagione si spera ancora lunga, il freschetto di Milano (ma poteva andare peggio), un ristorantino prima della partita ormai collaudato, la lunga e pesante camminata per arrivare al terzo anello verde di San Siro destinato ai tifosi ospiti. Tutto secondo pronostico e chissà quanto bello come avrebbe detto lo strepitoso Bruno Pizzul. 

E, quindi, la partita che, sin dall’inizio, sembra mettersi male con la Roma tutta sulla difensiva e i diavoli rossoneri che scorrazzano nella nostra metà campo. Comincia male e finisce male, tre a uno per loro e ci cantano pure ‘ma che siete venuti a fa?. Che, detto per inciso, io non canterei mai a un tifoso di un’altra squadra venuto in trasferta che merita comunque rispetto. Ma questa è un’altra storia. 

Resta l’amarezza per un’altra trasferta annata a male, almeno per il risultato, e la consapevolezza che quest’anno non è proprio aria pe anna’ in Paradiso. 

E quei pensieri che si ripropongono come i peperoni dopo cena. Solo che a me i peperoni neanche piacciono. E, quindi, so già che al di là di qualsiasi risultato negativo salirò nuovamente su un treno, su una macchina o su un aereo per vedere la Roma. E se dovesse perdere ancora come er Pomata in ‘Febbre da cavallo’ dirò, magari, se semo fatti na passeggiata.

Alla prossima.  

p.s. sono andato a Milano tre volte solo negli ultimi cinque mesi. Il sindaco Sala non si vergogna a chiedermi ancora la tassa di soggiorno?


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