FESTIVAL

Domani sera comincerà il Festival della musica italiana svolto, come da tradizione, a Sanremo, provincia di Imperia in Liguria.. Piccola cittadina che, non fosse per questa kermesse canora e per i fiori non godrebbe dalla fama che la circonda.

Ora, domando e  dico, ma perché mi sono ridotto a scrivere in questo lunedì di febbraio come tanti altri del Festival di Sanremo? Probabilmente, perché non ho trovato argomenti migliori, oppure, per una sorta di rimbalzo di notizie, voci e parole che arriva alla testa.

Siamo quotidianamente sommersi da un flusso continuo d’informazioni adeguatamente filtrate da chi governa la stessa marea. Da chi decide se una determinata notizia sia più importante di un’altra. Ed ecco, quindi, che, oggi dieci febbraio dell’anno duemila venticinque, le notizie più battute in Italia riguardano proprio il festival canoro oltre che, il cosiddetto e famigerato giorno del ricordo dedicato alle altrettanto,  cosiddette vittime delle foibe. Su quest’ultima robaccia non intendo, tuttavia, soffermarmi anche per evitare fastidiosi problemi biliari e per non dover pensare, ancora, ai fascisti tutt’altro che spariti, come auspicabile, dall’orbe terracqueo.

Mi salvo, dunque, in calcio d’angolo col festival di Sanremo che in quest’ennesima edizione sarà condotto da Carlo Conti; un tizio che si direbbe, non è né carne né pesce, uno che non ha mai preso una posizione netta, decisa e radicale su qualsivoglia fatto o fattarello, insomma un personaggio che non ha mai fatto polemiche o indispettito qualche pezzo grosso. Il conduttore ideale, dunque, per riportare il festival di Sanremo alla sua originaria natura; quella di essere, né più né meno, una rassegna di canzonette più o meno leggere o impegnate. Meglio la prima.

Insomma, quest’anno a Sanremo in mezzo a fiori e canzoncine non si rischieranno polemiche su migranti o gender, giusto per citare qualche esempio. E non rischieremo di far apparire Amadeus come una specie di riferimento sociale e politico per contrastare le ignobili politiche dell’orribile governo attualmente in carica.

Sono solo canzonette, quindi e citando proprio il titolo di una bella canzone di tanti e tanti anni fa di Edoardo Bennato. Una canzone degli anni settanta durante i quali il festival di Sanremo era considerato una robaccia brutta, borghese e, soprattutto, da vecchi nostalgici. Durante quel decennio e, anche in quello successivo, me ne tenevo rigorosamente a distanza. Cosa, che, peraltro ho fatto anche successivamente e posso confessare, non so con quanto orgoglio, di non aver mai guardato un’intera puntata del festival di Sanremo. Sono soddisfazioni? Forse. Ma, poi, chissà perché mi sono ritrovato a parlare di questa rassegna canora della quale, sinceramente, non m’importa nulla. E domani, comunque, guarderò un film o una partita di pallone. Alla prossima.


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