METRO SVEDESE
Giusto di mattina sono alla ricerca di qualche argomento che possa
ispirarmi riflessioni più o meno serie e approfondite. La giornata è quel che
è, un cielo nuvoloso che lascia presagire una pioggia quasi inevitabile, la
sveglia senza assilli e col buon umore dopo la convincente vittoria della Roma
nell’anticipo di campionato contro il Genoa (senza la v che ne farebbe una
città e non un club calcistico).
Ecco, ieri mentre andavo verso lo stadio insolitamente in compagnia di un
vecchio amico non abituale frequentatore dell’Olimpico (si direbbe un
occasionale), si discuteva non dei problemi dello Stato e neanche dell’hashish
legalizzato come da strofa di una spassosa canzone degli anni settanta, ma di
una questione legata al generale regresso culturale in atto nel paese in cui
viviamo ormai da qualche decennio. Si legge poco, ecco, discorso riferito a
libri ma anche a quotidiani.
E ricordavamo, allora, quel periodo durante il quale venivano distribuiti
quotidiani gratuiti presso le stazioni della metropolitana.
Correvano, se non ricordo male, gli anni novanta, e la prima testata
protagonista di questa singolare sperimentazione si chiamava ‘Metro’. Carta
verdognola ed editore proveniente dalla Svezia.
Sulle prime, apprezzai la cosa pensando che la lettura di quotidiani (di
poche pagine) avrebbe stimolato l’acquisto di riviste e quotidiani con
contenuti più approfonditi. Constatai ben presto, invece, che il fenomeno
induceva a conseguenze assolutamente opposte. La lettura di quelle scarne pagine
di piccoli quotidiani offrivano, diversamente, la convinzione che bastasse poco
per sentirsi adeguatamente informati. Insomma, perché spendere soldi
nell’acquisto di un quotidiano e, soprattutto, perché cimentarsi nella lettura
di lunghi e complicati articoli quando con qualche riga di pezzi rigorosamente
brevi e concisi si poteva avere una sufficiente visione dei problemi locali,
nazionali e mondiali?
Ora anche i giornali distribuiti a gratis presso le stazioni di treni e
metropolitane sono spariti dalla circolazione sostituiti da edizioni on line
con fastidiosi banner pubblicitari. E, a proposito, nelle edizioni on line dei
quotidiani capita spesso di trovare articoli pubblicati e accompagnati da una
precisa indicazione; quella del tempo di lettura. Tempo di lettura due minuti e
mezzo, come a dire, dai che ce la puoi fare!
E, intanto, anche la qualità dei quotidiani più approfonditi e prolissi
scade sempre più.
Ecco, questa era la riflessione di giornata scaturita, devo dire, da una
bella chiacchierata in macchina con un amico ‘occasionale’ frequentatore di
stadio. Riuscire a imbastire una conversazione non superficiale rappresenta,
ormai, una piccola notizia. Col pensiero a quel giornale distribuito trent’anni
fa o giù di lì alle stazioni delle metropolitane. Metro, carta verdognola from
Stoccolma o dintorni. Una mezza vita fa ma, si sa, il tempo scorre e non
possiamo fermarlo. Alla prossima.

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