ALKMAAR
Noi che seguiamo la nostra squadra del cuore, quella che un tempo meritava
un brindisi, per festeggiare o consolarsi a seconda delle circostanze, con il
mitico Stock 84, prenotiamo i viaggi per le trasferte come i normali individui
soggiornanti su questa valle di lacrime per tempo alterno e variabile fanno per
le vacanze al mare o per la settimana bianca; quindi, con mesi e mesi di
anticipo.
E’ accaduto questo anche per l’ultima trasferta europea dell’inedita e
lunga prima fase del torneo dell’Europa League. Ad agosto si pensa già alla
fine di gennaio quando la Roma, appunto, sarà impegnata in casa di una squadra
che porta il nome di un dentifricio e che gioca nel freddo nord dell’Olanda.
Esattamente ad Alkmaar, cittadina di poco più di novantamila abitanti che
ospita alcune opere di stile tardo gotico e che fu protagonista, pare, delle
rivolte del cinquecento.
Quando arriva gennaio scopriamo, dunque, di aver acquistato voli di andata
e ritorno a basso costo ma con la necessità di affittare un’automobile per
coprire il tragitto da Eindhoven, città nella quale atterriamo, ad Alkmaar,
circa centosessanta chilometri.
Il clima in Olanda è quel che è; vento, pioggia e un freschetto che impone
un abbigliamento assai rigoroso con tanto di termica, calzamaglia, guanti e cappello di lana, roba
da settimana bianca, appunto.
Solo che noi andiamo a vedere la Roma e siamo pure costretti, una volta
giunti ad Alkmaar, a recarci di corsa nel cosiddetto ‘meeting point’ allestito
per i tifosi della magica per ritirare i biglietti indispensabili per entrare
allo stadio.
La polizia olandese è, al solito, assai feroce e rigorosa e muoverci da
quel piccolo spazio per fare, magari, una breve passeggiata per una città che,
probabilmente, non vedremo più nella nostra vita risulta praticamente
impossibile. Per il resto non c’è Mastercard ma il clima davvero infame.
Conseguenza finale, di questo viaggio in Olanda,. a parte la partita di calcio,
ci resta ben poco. Non riusciamo a mangiare niente a parte qualche panino utile
per mettere la classica pezza sullo stomaco, e non apprezziamo nessuno scorcio,
monumento o opera d’arte delle città nelle quali, comunque, abbiamo messo piede
con tanto di pagamento della tassa di soggiorno.
Poi, come riferito, c’è la cosa comunque più rilevante, la partita tra
questa squadra, l’AZ di Alkmaar, attualmente sesta in classifica nel proprio
campionato e la Roma balbettante di quest’infelice stagione. Qualche ottimista,
prima della partita, sperava, finalmente, in una vittoria in trasferta della
Roma che avrebbe, addirittura, alimentato qualche speranza per arrivare tra le
prime otto classificate del girone di Europa League ed evitare il fastidioso
play off. Niente da fare, la Roma fa ridere un’altra volta e, nonostante venti
minuti nella ripresa appena appena accettabili, prende un’altra e dolorosa sveja contro una squadra giovane,
organizzata e volenterosa ma niente di più. Una squadra mediocre, commenta
qualcuno a conclusione del match ma, il problema è che quest’anno e troppo
spesso la Roma è ancor più mediocre delle modeste formazioni che le capita di
affrontare.
Uscendo dallo stadio, L’AFAS Stadion dove la partita si vede bene ma niente
di che, provo il solito miscuglio di scoramento, rabbia e malinconia che
accompagna queste serate complessivamente di merda e che, oltre a far buttar
giù qualche santo dal calendario, ripropone ancor più forte un annoso dilemma;
ma chi ce lo fa fare?
Consapevoli che, tanto, lo rifaremo ancora e già a partire da domenica
prossima quando la Roma giocherà in campionato e ancora in trasferta. Niente di
meno che a Udine, insomma dietro l’angolo. Però
che fai n’ce vai? Anche perché hai visto mai che la Roma dovesse vincere in
trasferta dopo mesi e mesi di pareggi e sconfitte?
Tra le note positive i voli arrivati addirittura in anticipo con tanto di
squillo di trombe della vecchia Ryan Air nel viaggio d’andata e i sedici gradi
che ritrovo a Fiumicino appena tornato nella capitale che allontanano il freddo
pungente dell’Olanda appena lasciata alle spalle. Il famigerato vento gelido
del nord che, citando una strofetta di una famosa canzone da stadio, non ci
potrà fermare. Chissà per quanto però. Non posso più garantire.
Alla prossima.

Commenti
Posta un commento