MARIA di Pablo Larrain
Le premesse, talvolta, sono necessarie e, allora, affermo di aver guardato questo film non perché ne attendessi, trepidante, l’uscita in una delle sale della mia città ma, probabilmente, perché il convento, meglio la programmazione, di un cinema con abbonamento a gratis per qualche visione, non offriva di meglio. Al netto, s’intende, di film già visti.
Il regista cileno Pablo Larrain, ancora una volta, si è cimentato in un biopic su una celebre figura di donna del secolo scorso. Si è scritto, in merito a questa pellicola, che è l’ultimo di una trilogia comprendente ‘Jackie’ (Jacqueline Kennedy) e ‘Spencer’ (Diana Spencer).
Il film in questione riguarda, invece, Maria Callas, probabilmente la migliore artista lirica di ogni tempo. In particolare, nella trama di quest’opera lunga poco più di due ore, ci si sofferma sugli ultimi giorni di vita della stessa Maria, specificatamente sull’ultima settimana trascorsa a Parigi con la sola compagnia del suo fedelissimo maggiordomo e dalla sua domestica.
In queste sue ultime ore, Maria Callas è ormai in preda a deliri, ossessioni, addirittura visioni, tutto indotto da un utilizzo eccessivo e smisurato di farmaci. Nel corso di un’intervista resa a un giornalista ripercorre alcuni dei momenti più importanti della sua vita; l’infanzia povera quando, insieme alla sorella, veniva venduta dalla mamma agli ufficiali nazisti di stanza nella Grecia occupata, i primi successi, le straordinarie performances nei maggiori teatri del mondo, l’amore col miliardario armatore Aristotele Onassis. E nel finale della sua parabola esistenziale, la nostra Maria Callas appare decisamente stravolta e incapace, ormai, di separare la realtà con i ricordi e con impressionanti fantasie oniriche.Un film per conto mio sufficientemente gradevole e che, comunque, ha arricchito il mio bagaglio di conoscenze. Poco o nulla sapevo in merito a Maria Callas non rientrando, peraltro, la lirica nei miei passatempi privilegiati.
Ho apprezzato le interpretazioni di Angelina Jolie nel ruolo della protagonista, di Haluk Bilginer in quello dell’armatore greco, di Pier Francesco Favino che è Ferruccio il maggiordomo (bravo anche se non simpaticissimo). E, ancora, altri personaggi a completare un cast di buona levatura.
Non il mio film preferito e se non si ha particolarmente a cuore la lirica, la figura di Maria Callas o il cinema di questo bravo regista cileno, Pablo Larrain, si può anche attendere il passaggio in qualche network televisivo.
Alla prossima sala.

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