GIUSTIZIA
Il concetto di giustizia prima che politico è filosofico. Sempre che si
possa stabilire un netto discrimine tra i due aspetti. E, infatti, di
‘giustizia’ si sono occupati nei secoli dei secoli illustri e meno illustri
filosofi; a partire dal vecchio, caro Socrate che cadde proprio sotto i colpi della
citata giustizia che riteneva assolutamente iniqua.
Ora, il mio rapporto con la giustizia e, soprattutto con quelle istituzioni
preposte (almeno sulla carta) a garantirla è sempre stato quantomeno
controverso. Non ho mai avuto simpatie particolari per guardie e carcerieri,
tantomeno per i magistrati con o senza toga incaricati, appunto, di garantire
l’applicazione delle norme nei tribunali e di punire, eventualmente, i reietti.
Fedele al verbo del vecchio Karl Marx e dei suoi interpreti ed esegeti ho
sempre considerato la ‘giustizia’ un classico ‘strumento di classe’. Imposto,
quini, dalle classi dominanti per assoggettare ulteriormente quelle dominate..
E quanta falsità e ipocrisia in quei precetti costituzionali che indicano
l’autonomia e imparzialità dei magistrati per non parlare di quella scritta
incisa nelle aule di giustizia; la legge è uguale per tutti. Chissà.
Ho seguito, quindi, con un raffinato distacco le imprese di magistrati e
giudici vari anche durante i tempi gloriosi di ‘mani pulite’ dove sembrava che,
finalmente, coloro che avevano rubato e
rubato per anni ricevessero la meritata sanzione. E anche quando nelle maglie
della giustizia finisce qualche personaggio poco simpatico cerco, comunque, di
analizzare la cosa con determinata
lucidità e onestò intellettuale.
Per il resto giudici e magistrati sono coloro che spiegano che la strage
alla stazione di Bologna è opera dei fascisti in combutta con lo Stato, le
mafie e la massoneria ma anche coloro che da anni perseguitano compagne e
compagni che si battono contro lo scriteriato progetto dell’alta velocità in
Val di Susa.
Ora, però, torno alla mia rivendicata lucidità e onestà intellettuale,
rifacendomi alla recente cronaca politica e parlamentare. Proprio ieri la
Camera dei deputati ha approvato in prima lettura il disegno di legge
costituzionale che introduce, tra le altre cose, la cosiddetta separazione
delle carriere; significa, in estrema sintesi, che un magistrato dovrà decidere
una volta e per tutte se farsi giudice o pubblico ministero, quindi,
rappresentante dell’accusa. In realtà, come spiegava nel corso di un talk show
televisivo, un celebre magistrato, la separazione delle carriere opera già nei
fatti. Ogni tot mesi i magistrati scelgono la propria funzione e, nel corso
della loro carriera, difficilmente la cambiano. Quel che, invece, vuole questo
governo è il totale, completo asservimento della magistratura al potere
amministrativo e, in sintesi, una giustizia ancora più classista, Spietata
contro i poveracci e garantista, al limite dell’impunità, per i padroni del
vapore e i loro cani da guardia. E non a caso, proprio ieri, mentre veniva
approvato in prima lettura il menzionato disegno di legge costituzionale sulla
separazione delle carriere, si discuteva di ‘scudo penale’ per poliziotti e
similari e si annunciavano decine e decine di denunce per studenti protagonisti
delle manifestazioni dei giorni scorsi. Fatti che dimostrano ancor di più e
sempre che ce ne fosse bisogno come il cammino verso un sistema sempre più
autoritario risulti davvero ben avviato. Nel nome, magari, di quel Silvio
Berlusconi, evasore fiscale e organizzatore di festini per minorenni (per tacer
d’altro) che qualcuno vorrebbe elevare a illustre statista. Povera patria,
verrebbe voglia di dire se, solo, il concetto di patria (come quello di
giustizia da tribunali) non mi causasse qualche irritazione. Alla
prossima.

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