PIOGGIA

Ieri è piovuto per tutto il giorno. O, se si preferisce, ha piovuto visto che, ormai, si possono utilizzare entrambi i verbi ausiliari senza finire etichettati come somari nella conoscenza della grammatica italiana. 

Comunque, la pioggia è fastidiosa ma è senz’altro utile. Anzi, e per meglio dire, è assolutamente necessaria. La terra, l’eco sistema, insomma, non potrebbero sopravvivere senza la preziosa acqua che scende dal cielo che Dio, Giove o chi per loro manda. E, tra gli allarmi lanciati da scienziati, climatologi e simili particolare rilievo assume proprio quello legato alle piogge in costante diminuzione negli ultimi anni o, addirittura, decenni. Tanto che sulla siccità ci si fanno anche film diversamente recensiti dalla critica. Per conto mio, Paolo Virzì poteva far di meglio.

 

Ora la pioggia risulta anche piacevole quando si può restare a casa senza dover affrontare tutti quei problemi che, in una città come Roma che già di rogne ne ha tante, si moltiplicano proprio a causa della stessa. E, sia ben chiaro, per causare un aggravio di disagi nella nostra ed eterna città, non occorre chissà quale temporale venuto giù dal cielo. Basta qualche goccia ed eccallà, Il traffico impazzisce più del solito perché tutti devono andare a riprendere il pupo impegnato con la scuola, il corso di nuoto o di danza e non sia mai si bagni un po’ o prenda un piccolo raffreddore. Per non parlare della metropolitana che, inevitabilmente, si ferma per qualche ora, delle corse che saltano e delle buche che ricompaiono su ogni strada del centro o di periferia. Soprattutto di periferia. 

Insomma, la pioggia è una specie di castigo divino nonostante la sua necessarietà. 

Ne ho presa tanta d’acqua in vita mia soprattutto durante il periodo nel quale ero ragazzetto o giovincello perché, allora, girare con un ombrello pareva davvero da vecchietti. Ma per due gocce ti pare? 

Poi, invece, con l’avanzare degli anni, qualche fastidio reumatico e, buttiamola la, un po’ di saggezza ho iniziato a portarmi l’ombrello dentro la borsa che mi trascino continuamente dietro. E quel povero ombrello sta lì, in servizio permanente effettivo e pure nei giorni d’estate, di siccità, ecco, quando le possibilità che piova sono vicine allo zero per cento. 

E, comunque, ieri ha piovuto tanto (ho cambiato ausiliare per una sorta di par condicio), e, oggi, ci sono ancora disagi. Pozzanghere, buche per strade che fanno ripensare alla famosa coppa dell’olio in un famoso film di Carlo Verdone, treni e metropolitane in ritardo e chi più ne ha più ne metta.  Oggi non piove ma il mio povero ombrellino nero comprato in chissà quale bancarella sta sempre lì; dentro la borsa pronto a servire il suo padrone che, poi, sarei io. Che padrone non mi sono mai sentito di niente. Come dicevano quelli, padroni di niente e servi di nessuno. Ecco fatto, ho trovato pure la frase di chiusura, quindi, e per oggi me ne posso andare mentre osservo che è uscito pure un timido sole. Alla prossima.

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