UDINE
Dopo la trasferta europea in Olanda, il calendario della magica Roma
propone quella di campionato sul campo dell’Udinese. Quindi, una delle
trasferte più lunghe dell’intera stagione, peraltro inizialmente inibita ai
residenti della nostra regione e, poi, riaperta per disposizione, niente di
meno, che del TAR del Friuli Venezia Giulia. Segnale evidente che, ormai, il
tifoso, e quello della Roma in particolare, s’intende un po’ di tutto, dalla
contabilità dei bilanci, alla medicina sportiva (e non solo) fino, appunto,
alla giustizia amministrativa.
E, comunque, una volta appreso che era possibile acquistare i biglietti per
Udine e assistere all’impegnativo match di campionato, sorgeva il problema, non
tanto del ci vado perché che fai n’ce vai
tanto quello del come andarci.
Appreso di diverse rinunce di amici, collaterali e fratelli di sangue
giallorosso, la rosa delle opzioni si faceva sempre più scarna tanto che ho
iniziato a mettere mano alla mia agenda telefonica che un tempo era segnata su
una rubrica cartacea ma che, oggi giorno, è predisposta tra i contatti dello
smartphone. E però il risultato non cambia e mentre chiamo gente alla quale
raramente ho telefonato negli ultimi anni ripenso alla scena di un film di
Verdone col protagonista che cerca compagni per una vacanza estiva a Cracovia,
in Polonia.
Decisione secca e neanche troppo indolore visti i costi dei treni fatti
all’ultimo. Roma Venezia Mestre col caro Italo e, in seguito, niente di meno
che il Flixbus fino a Udine. Tutto questo con la spada di Damocle di un
preannunciato sciopero di macchinisti e ferrovieri indetto proprio per la
giornata di domenica.
Così, quando la domenica di buon mattino arrivo a Termini comincio a
guardare con tanta apprensione il tabellone delle partenze. Noto svariati treni
cancellati ma quello da me prenotato parte regolarmente. Il citato Italo mi
porta a Venezia con estrema dignità e, soprattutto, con puntualità; poi una
volta a Mestre arriva l’ora fatale, quella del debutto assoluto su un Flixbus
italiano. Il marciapiede delle partenze del torpedone si riempie sempre più di
lupacchiotti diretti a Udine mentre lo stesso Flixbus ci va un po’ penare.
Partenza con una ventina di minuti di ritardo e arrivo sotto una pioggia
consistente che mi spinge a fare il ‘signore’ preferendo arrivare allo stadio
in Taxi invece de annà a cercà Maria pe
Roma (o pe Udine) capendo quale auto arrivi alla Dacia Arena. Insieme a un
pischello che mi si accolla chiamo un Taxi grazie alle mirabili prestazioni di
un’App che ho scaricato sul telefono. Mi vedo subito col salvatore che mi
ricondurrà nella capitale dopo l’impegnativo match e mi guardo la partita
stavolta insolitamente (rispetto alle mie recenti abitudini) vicino all’area
più calda del tifo con i bandieroni davanti che mi fanno guardare il campo a
scacchi.
La Roma con qualche titolare in panchina pensando al prossimo e decisivo
turno di coppa, attacca e attacca ma conclude poco contro una squadra,
l’Udinese, assai modesta. E quando i friulani passano in vantaggio penso a una
scena già vista, l’ultima volta proprio tre giorni fa in Olanda.
Invece la Roma reagisce e nel secondo tempo, grazie a due rigori assegnati
dall’irascibile ma imparziale Sozza si Seregno, gliene fa due, ribaltando il risultato. Finalmente una vittoria
fuori casa dopo mesi e mesi e un ritorno con un pizzico d’allegria.
Allegria che diventa gioia quando nel posticipo serale, mentre siamo già
tra la Toscana e l’Umbria, la Lazio prende due gol contro la Fiorentina in
venti minuti. Roma che vince, Lazio che perde, insomma la domenica perfetta e
attenzione che gli stiamo solo a nove punti e hai visto mai?
Torno a casa un po’ stremato dopo questa doppietta Olanda Udine consumata
in pochi giorni. Tappe particolarmente impegnative, insomma, paragonabili a
quelle che un ciclista deve affrontare in montagna in qualche giro d’Italia o
Tour de France. D’altra parte si sa, maciniamo chilometri e superiamo gli
ostacoli. Sempre con la Roma in fondo al cuor. Alla prossima.

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