L'ANNO DELLA MORTE DI RICARDO REIS di José
Saramago
Ho conosciuto il genio, il talento di José Saramago, Premio Nobel per la
letteratura, in una malinconica estate
ormai, assai distante nel tempo. Presi questo libro da uno scaffale e,
quasi a casaccio, immerso in una collezione di grandi opere del novecento.
Mi appassionai subito alla lettura di questo romanzo, sin da quelle prima
pagine così lente ma emozionanti nelle quali si racconta di un uomo che torna
nel suo paese, il Portogallo, dopo aver vissuto a lungo in Brasile. Si parla di
Ricardo Reis, medico, conservatore e monarchico che fugge, appunto, dal Brasile
quando si afferma la repubblica.
Torna, invece, nell’Europa del 1936, anno drammatico e cruciale, l’anno nel
quale prende inizio la tragica guerra civile spagnola e cominciano a
manifestarsi i presagi di un nuovo e sanguinoso conflitto mondiale.
Siamo a Lisbona e il grande poeta Fernando Pessoa è scomparso soltanto da
qualche mese. Ora Ricardo Reis è uno di quegli eteronimi utilizzati dallo
stesso Pessoa nel corso della sua strepitosa carriera letteraria.
Nelle pagine di questo libro, l’autore fa intrecciare magicamente i due
personaggi; Pessoa appare, solitamente nelle ore serali e prima del sonno, al
nostro Ricardo Reis e tra i due si svolgono dialoghi assolutamente emozionanti
dove si mischia un po’ tutto, il massimo sapere filosofico ed esistenziale
insieme al banale ma utile senso comune.
Un libro, questo, che mette in risalto tutte le caratteristiche della prosa
di Saramago. I dialoghi che sembrano ininterrotti, la particolare
punteggiatura, quella ricerca del dettaglio nella descrizione di scene e
personaggi. Tutto, chiaramente, dentro uno sguardo assai disincantato sul mondo
che caratterizza, il nostro protagonista
-Ricardo Reis – e che viene sintetizzato in una bellissima citazione;
saggio è colui che si accontenta dello spettacolo del mondo.
E’ un libro da leggere con attenzione, con assoluta concentrazione, in
silenzio e lasciandosi trascinare da dialoghi che proiettano in diversi e
molteplici ambiti dello scibile umano. Ambientato nell’anno 1936 con la
descrizione di un clima politico e sociale molto favorevole all’affermarsi di
regimi reazionari e totalitari in molte parti d’Europa. Quindi, a giudicar
dall’oggi, drammaticamente attuale.
Per conto mio il migliore tra i tanti capolavori di Saramago. Sconsigliato
a coloro che non riescono a immergersi nella magia di dialoghi lenti e profondi
ma preferiscono trame con fatti sempre nuovi e che sui succedono senza
soluzione di continuità. Per me, invece, è la terza lettura di questo romanzo.
Al prossimo libro.

Commenti
Posta un commento