PIANO D'ASCENSORE
Prendo spesso l’ascensore sfidando un vuoto che non mi fa paura. Conosco un sacco di gente che ha paura dell’aereo; credo nessuno che abbia paura dell’ascensore. Però so che esistono anche coloro che hanno paura dell’ascensore.
E, comunque, prendo l’ascensore, soprattutto, quando torno a casa, oppure, in altre evenienze.
L’ascensore del mio condominio è piccolo e contiene al massimo due o tre persone di media corporatura. Astenersi ciccioni, scusandomi per il body shaming. L’attrezzo in questione è particolarmente sensibile. Quando ci carico le buste della spesa, basta una foglia d’insalata che si sporge un po’ troppo per causare la riapertura della porta. Tanta sensibilità garantisce una maggiore sicurezza. Così dicono.
Però, l’ascensore del mio condominio si sfascia spesso. Normali manutenzioni, oppure, imperizia da parte di chi ne fruisce, tipo coloro che gettano pezzi di carta o, addirittura, cicche di sigarette in terra e che, poi, s’incastrano prima di finire, chissà quando, nel vuoto. E i guasti dell’ascensore provocano, inevitabilmente, qualche discussione condominiale. A chi spetta chiamare i tecnici addetti alla manutenzione? Sempre alle stesse persone si direbbe.
Poi, invece, c’è l’ascensore che mi conduce nel mio ufficio ubicato in un piano ‘alto’. Un ascensore moderno, efficiente e ad alta frequentazione. Molto lento perché capita spesso che si fermi a ogni piano.
Oggi ad esempio un tizio è sceso al piano terra per poi risalire. Aveva chiamato l’ascensore al piano uno spingendo entrambi i pulsanti, quello in salita e quello in discesa. Ma come si fa, ho pensato con una punta d’irritazione. Questo tizio prende l’ascensore da anni e anni e ancora non sa che per salire deve spingere solo l’apposito pulsante?
L’ascensore, infatti, ha qualche forma seppur banale d’intelligenza. Il problema, semmai, è l’intelligenza degli umani e per quella, spesso, non si può far nulla.
Con il pensiero intriso di un’inconsolabile nostalgia per l’ascensore del
palazzo di povera nonna, quando servivano le dieci lire per non fare le scale a
piedi. Alla prossima.

Commenti
Posta un commento