BOLOGNA

Bologna, per citare una strofa di una celebre canzone del maestro Francesco Guccini, è una vecchia signora con i fianchi un po’ molli. Oltretutto, la città emiliana è famosa per la sua rinomata cucina e per l’università che, stando ad alcune fonti, è la più antica del mondo; non a caso e, per l’appunto, Bologna è soprannominata la dotta. Poi ci sono i deliziosi portici, patrimonio nazionale dell’umanità e, last but not least, una squadra di calcio che milita nella massima serie e che, quest’anno, disputa, addirittura, la Champions League. Insomma, un club sportivo risorto (quasi) ai vecchi fasti, quelli degli anni trenta del Bologna che tremare il mondo faceva, e dello storico e ultimo scudetto del 1964 quando c’era il presidente Renato Dall’Ara al quale, non a caso, è stato intitolato lo stadio.

 

Ecco, lo stadio. A noi lupacchiotti reduci da un derby vinto e, quindi, ebbri di gioia nonostante la stagione non proprio eccellente della nostra squadra del cuore, a pochi giorni dalla partita è vietata la trasferta. Divieto che vale per i residenti nella regione che porta il nome di un miserabile club calcistico. Anzi, precisiamo, il citato e miserabile club calcistico prende il nome della regione esistente sin dall’antichità. 

Ma a parte queste quisquilie di carattere storico e antropologico, il problema che si è posto non appena il Prefetto di Bologna, recependo un’indicazione del CASMS che è un organo dipendente dallo Stato e non l’adattamento linguistico di un organo genitale maschile, ha firmato l’ordinanza con la quale si faceva divieto di accesso allo stadio Renato Dall’Ara per la gara Bologna Roma ai residenti nella regione Lazio, oltre alle inevitabili incazzature (ecco) si sono presentati alcuni dilemmi. Intanto, che fare dei biglietti ferroviari già acquistati e, poi, provare a rimediare un accredito, un biglietto omaggio, insomma qualcosa che consentisse di superare l’iniqua, ingiusta e infame (altro che le tre i del poro Silvione) ordinanza del Prefetto bolognese. 

E, stavolta, con la complicità di un frequentatore di stadi di vecchia data ce l’ho fatta. Biglietto omaggio in tribuna coperta, addirittura nell’area ospitalità con tanto di braccialetto e di buffet. Certo, una situazione un po’ strana, abituato come sono a frequentare settori ospiti dove per prendere una birra al bar sono necessarie lunghe file e subendo, talvolta, perquisizioni all’ingresso tanto accurate che neanche fossi sospetto di trasportare materiale esplosivo. Anche se, devo dire, i controlli in tribuna non erano poi così blandi col solerte steward che chiedeva conto, addirittura, dell’eventuale possesso di accendini. Domanda alla quale mi sono permesso di rispondere negativamente ricordando, anche, il vecchio teorema valido durante interrogatori giudiziari o di polizia. Sempre negare. Ecco. 

E, comunque, e oltre queste sciocchezze, entrato allo stadio ho cercato il mio posto, assai in alto e limitrofo al settore ospiti comunque abbastanza pieno, segno evidente che la fede per la Roma travalica, ormai, i sacri confini dell’urbe immortale. 

Vedere la partita dalla tribuna, quindi in una posizione ottimale, presenta vantaggi e contro indicazioni. La partita si vede bene, ecco, e quest’anno con la squadra che abbiamo forse è meglio farsi mancare qualche cosa. O fare finta di non avere visto. Il pubblico bolognese è di una compostezza esemplare ribadita alla fine della partita quando alla Roma viene assegnato un calcio di rigore dopo verifica al famigerato VAR. Nessuna particolare rimostranza mentre spuntano da ogni dove lupacchiotti imboscati negli angoli più remoti dello stadio felsineo. Rigore al novantottesimo che bisognava segnare per evitare l’ennesima sconfitta di questa stagione che resta bruttarella nonostante la gioia del derby vinto. Gli attimi che precedono l’esecuzione del penalty richiederebbero somministrazioni di farmaci e sedute individuali e di gruppo. Ognuno se li vive come può e come vuole. Io guardo solo con la coda dell’occhio intuendo, dunque, il felice esito dall’esultanza di qualche bel romanista intorno a me. Riusciamo, quindi, a sfangare questo pareggio e di corsa si va verso la stazione nella speranza di prendere il primo treno possibile per Roma. Anche perché fa un discreto freddo. Missione compiuta, riesco a ripartire addirittura prima delle nove e a viaggiare in classe business sul vecchio Italo con tanto di bevanda e biscotti. Mentre mi riguardo tutti gli highlights della giornata, gallerie permettendo, ripenso a questa particolare trasferta. Stavolta non in uno spartano settore ospiti ma dentro una tribuna coperta con tanto di braccialetto e di buffet. Ultima nota, voto assolutamente sufficiente al ristorante nel quale abbiamo consumato il pranzo pre partita. Ma a Bologna è difficile mangiare male. Insomma, come si dice e, almeno in questo caso, mi piace vincere facile. Chi non riesce proprio a vincere in trasferta, invece, è la Roma. Anche se, comunque, un pareggio rimediato al novantottesimo sembra quasi un successo. Alla prossima (mi sa al settore ospiti).

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