CAMBIO TELEFONO
C’è stato un tempo durante il quale avevamo soltanto il telefono fisso. Stava fermo, immobile e impassibile in qualche stanza accessibile a tutti coloro che risiedevano in un determinato appartamento, parenti, affini, collaterali, oppure, semplici coinquilini che condividevano un’esperienza abitativa più o meno lunga. Ogni tanto quell’oggetto inanimato si risvegliava emettendo un suono che annunciava una chiamata in arrivo.
Ora, come tutti gli oggetti anche il vecchio telefono fisso era soggetto all’usura, al deterioramento materiale o tecnologico. Insomma era destinato, presto o tardi, a finire in qualche cesto della spazzatura per essere adeguatamente rimpiazzato da un suo omologo più fresco, moderno e funzionante.
Tuttavia, la sostituzione del citato aggeggio non presentava particolari problemi tecnici. La rubrica telefonica, addirittura e in un passato ormai remoto ma che, ancora, posso ricordare, si teneva su agende di carta. Carta e penna, ecco.
Poi siamo passati ai primi telefonini, quelli che consentivano solo chiamate e messaggi. E, anche in questo caso, la sostituzione non presentava particolari criticità. Bastava cambiare la scheda e il gioco era fatto.
Con gli attuali smartphone, invece, è tutta un’altra storia. Dentro questi attrezzi custodiamo tante delle nostre cose; rappresentano, quasi, la nostra scatola nera. E, allora, quando siamo costretti a procedere alla sostituzione dobbiamo fare attenzione a non perdere dati o altri elementi preziosi. Le password delle applicazioni, i messaggi sulle chat, soprattutto quelle foto che custodiamo gelosamente perché, magari, ci rimandano a momenti indimenticabili.
E questo trasferimento dati da uno smartphone a un altro diventa
faticoso e impegnativo, tanto che, per non sbagliare, come si direbbe dalle mie
parti, pè nun sapè né legge né scrive, si ricorre alla
collaborazione di qualche esperto e compulsivo smanettatore al
quale attribuiamo, a torto o a ragione, una straordinaria competenza tecnologica.
Con una particolare controindicazione. In quegli smartphone custodiamo roba
che, magari, vorremmo non condividere con altri. E, allora, come avrebbe detto
il povero Lenin che fare? Provvedere da soli col rischio di perdere qualcosa di
prezioso della precedente vita telefonica, oppure, consegnarsi all’espertone,
vero o presunto, con la speranza che non sia troppo impiccione? Boh, chissà e
comunque e almeno stavolta si stava meglio quando si stava peggio. Ai tempi del
vecchio telefono fisso e della rubrica tenuta su un’agenda di carta.
Sicuro.

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