IL SIGNORE DI SPINACETO

Salgo sulla metropolitana, stazione San Paolo e il display indica che il prossimo treno, direzione Rebibbia, arriverà tra tre minuti. Poteva andare peggio, penso mentre osservo la banchina piena e respiro qualche zaffata di sigaretta proveniente dalla bocca di qualche tizio che contravviene al divieto di fumo. Registro l’episodio con una punta di fastidio ma penso, anche, che difficilmente mi metterei a far storie con qualcuno che viola una regola per lo più eccessiva e ‘figlia’, probabilmente, di quell’ossessione securitaria tipica del tempo in cui viviamo. E, poi, chi fa la spia non è figlio di Maria e come diceva quella scritta? Vietato vietare, ecco. Però si potrebbe evitare di fumare quando la banchina è piena.

 

Poi, la metropolitana è passata, ho preso posizione osservando, ancora con una punta di fastidio, coloro che stavano seduti belli spaparanzati. Comunque, ho aperto il mio zaino e ho preso un libro che sto cercando di concludere almeno prima delle feste. Leggere sulla metropolitana rappresenta, talvolta, una difficile impresa. Ci sono quelli che guardano video sullo smartphone dimenticandosi le cuffie o, almeno, di abbassare l’audio. E quelli che parlano a voce alta come se le proprie questioni dovessero essere di pubblico interesse. Oggi, ad esempio, un tizio, seduto e spaparanzato, conversava con due donne in piedi davanti a lui. Ce l’aveva con i notai e diceva che certe cose, beh, succedono solo in Italia. E, ancora, che si è trasferito, qualche anno fa, in una nuova casa a Spinaceto (come non pensare a Caro diario del vecchio Nanni?), che è una bella zona ma che bisogna stare attenti perché, magari, ti rubano la macchina. 

Mentre leggevo, scoprendo di poter fare più cose contemporaneamente in una sorta di delirio di onnipotenza, azzardavo riflessioni di carattere psico e sociologico, inserendo quest’uomo, senza indugio, tra le persone di ‘destra’ e che, quindi, appoggiano il governo di zozzoni che abbiamo in carica. Insomma, il profilo corrispondeva, vestito classico, ben curato e pose da piccolo reazionario. A proposito, arrivati al Circo Massimo, lo speaker ha annunciato che il treno, contrariamente a quanto indicato in precedenza, sarebbe stato dirottato verso la stazione di Ionio. Dirottato, ha detto proprio così e, allora, sempre mentre leggevo questo libro che ha come protagonista una giovane tedesca che ama tanto il teatro, ho pensato, chissà perché, agli aerei dirottati dai palestinesi ai tempi di Arafat e del Fronte Popolare. È passata una vita, però quella parola buttata lì, dirottato, mi ha fatto tanto ridere. 

Poi, però, sono arrivato e sono sceso dalla metropolitana. Fuori faceva un discreto freschetto. Era umido, ecco, dunque ho sistemato il mio cappello di lana pensando, chiaramente, al signore di Spinaceto e alla sua vita in pillole raccontata in pochi minuti. 

Alla prossima corsa.

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