UNA NOTTE A NEW YORK di Christy Hall

Una serie di fatti concatenati, qualcuno oserebbe dire ‘congiunzioni astrali’, mi hanno portato nel pomeriggio del giorno dedicato al Santo Stefano, primo martire della cristianità, in un cinema dove vado un po’ malvolentieri, nonostante la vicinanza geografica dalla mia abitazione. Un cinema che somiglia, quasi, a un centro commerciale (senza negozi e questa è un’autentica finezza) con una programmazione che mira a soddisfare qualsiasi gusto, da quello del cinefilo osservante fino al cinepanettonaro affetto da patologia di analfabetismo funzionale e cognitivo. Senza offesa, ci mancherebbe.

E, dunque e immerso in questa serie di fatti concatenati o congiunzioni che dir si voglia, mi sono beccato un film che, probabilmente, non avrei mai guardato al cinema. Parlo di ‘Una notte a New York’ diretto da Christy Hall e con due soli attori, rigorosamente protagonisti, a formare e completare il cast. Al netto di qualche comparsa o figure minori.

Una giovane donna, probabilmente sotto i trent’anni, scende in uno degli aeroporti newyorkesi e prende un taxi, direzione Manhattan, tra la quarantaquattresima e la nona strada. Ad accompagnarla un avvenente taxista sessantenne, assai curioso e apparentemente sveglio. Con l’occhio fisso sullo specchietto retrovisore a osservare gesti e comportamenti della sua cliente.

I due cominciano a parlare, partendo dalla questione delle degenerazioni di una tecnologia che, ormai, ci ha portato a eliminare anche i soldi (quelli di carta o di moneta) dalle nostre vite. Sembra, quasi, un interessante ripasso di economia monetaria ma, poi, i due cominciano a parlare delle loro vite. Lui che sbarca il lunario su quel taxi dalla mattina alla sera e, parlando, di relazioni e di uomini e donne, ripropone una serie di cliché che ho trovato, francamente, oltre che usati e abusati, talvolta e pure irritanti.

Lei che, mentre conversa con il taxista, smanetta sul proprio telefono rispondendo ai messaggi di un suo amante, un uomo decisamente più vecchio di lei e che ripropone un altro stereotipo. Quello della ragazza che cerca una figura (maschile) che possa sostituire, magari, un padre assente e anaffettivo.

La corsa dura tanto a causa di un incidente che blocca il traffico e il taxi per lungo tempo, forse per ore. Nel frattempo i nostri due personaggi mettono in scena una vera e propria sfida dialettica che, tuttavia, non emoziona né appassiona più di tanto.

Di questo film salverei le intenzioni e le performances dei due attori, l’enorme Sean Penn e la brava Dakota Johnson. Per il resto, se proprio volete guardare questo film, sappiate che Taxi driver era un’altra cosa. E, magari, aspettate che lo trasmettano su qualche network al quale siete già abbonati. Alla prossima sala.

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