CIRCO MASSIMO
In una domenica di dicembre, di freddino col sole e di pratiche da regali
natalizi da sbrigare nel modo più indolore possibile, ho seguito le vicende
relative all’ultima giornata della festa dei fratellini d’Italia che,
quest’anno, si è celebrata, niente di meno, che al Circo Massimo. Laddove i
romani antichi disputavano i giochi e, più recentemente, quelli moderni hanno
festeggiato qualche (rara) vittoria calcistica.
L’ultimo giorno, quindi, quello più rilevante, il giorno con la chiusura
riservata alla segretaria del partito, nonché
presidente del consiglio dei ministri che ha parlato sciorinando tutto
il suo repertorio neanche troppo vasto.
Se l’’è presa con qualche nemico, riproponendo cliché ormai usati e
abusati. Quelli di una destra sempre vicina alle esigenze del popolo
contrapposta a una sinistra che, invece, penserebbe solo agli interessi delle
grandi corporations. Una sinistra elitaria che non capirebbe che il popolo,
quello vero, se ne frega (proprio il caso di scrivere così) di questioni
frivole come quelle relative, che ne so, ai diritti civili, ai trans, alle
lesbiche e financo agli immigrati che tornassero a casa loro. Non ha detto
proprio così ma il senso era quello.
Ora, non c’è dubbio come Giorgia Meloni insieme ai suoi camerati e
amichetti di governo abbia già ampiamente disatteso tutte quelle promesse da
campagna elettorale sbandierate per anni e anni di opposizione dura e pura.
La camerata Meloni scodinzola dietro l’Europa, si è venduta l’anima a
quella burocrate liberal liberista di una Von Der Leyen per un misero posto di
commissario affidato al fedele Raffaele Fitto e, in politica estera, fa tutto
quello che la NATO ordina. Con una punta d’ironia verrebbe da chiedersi dove son
finiti i vecchi fascisti di un tempo che urlavano contro l’Europa dei burocrati
e, facendo il verso a una canzone del vecchio Antonellone che, peraltro,
proprio al Circo Massimo ha tenuto alcuni mitici concertoni, America assassina
il mio cuore non avrai?
Eppure, c’è il rischio che questi qui dureranno ancora per un bel po’,
continuando a far danni. Sicuramente tutta questa legislatura e per la prossima
chissà. Facendo perno più che sulla propria forza elettorale e sul bacino di
consensi che, comunque, continua a decrescere, sulla debolezza di avversari
divisi e alla continua ricerca di programmi e credibilità.
I fascisti al governo hanno un punto di forza, un’identità, poche ma chiare
idee e una visione del mondo orribile e anacronistica quanto ben definita. E
uniti dal collante del potere più saldo del Vinavil che utilizzavamo un tempo
nei nostri lavoretti da scuola elementare. Insomma, così va il mondo e non va
bene. Speriamo accada qualcosa d’imprevisto e imprevedibile, che ne so quella
rivolta sociale evocata (a chiacchiere) dal segretario della CGIL Maurizio
Landini. Altrimenti saranno guai perché ogni giorno in più trascorso da questi
mostri al governo è un passo ulteriore verso il baratro.

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