IL TRENO DEI BAMBINI di Cristina Comencini
‘Il treno dei bambini’, è un film diretto da Cristina Comencini che ho guardato ieri sera su Netflix. Tratto da un libro di Viola Ardone uscito nel 2019 e che ho avuto il piacere di leggere e presentato durante la recente e ultima edizione del Festival di Roma.
È una storia del dopoguerra, anno 1946, siamo a Napoli e c’è questo bambino, Amerigo di otto anni con la mamma sola e che cerca di sbarcare il lunario in qualsiasi modo. L’arte di arrangiarsi dei napoletani particolarmente necessaria in quel tempo d’infinita povertà. Amerigo mentre passeggia per le strade dei ‘Quartieri’ conta le scarpe degli altri, a due a due, oltre tutto un buon esercizio per apprendere qualche rudimento dell’aritmetica.
Poi, arrivano i comunisti che organizzano i ‘treni dei bambini’ meglio noti come treni della felicità. Treni che portano quei bambini poveri del sud verso il nord dell’Emilia dove si vive una condizione assai diversa. Con le scarpe ai piedi, i cappotti per proteggersi dal freddo, il cibo in abbondanza (compresa la mortadella), e la possibilità per i piccoli di andare a scuola.
In quei posti del nord Amerigo trova una nuova mamma, Derna, così diversa da quella naturale. Impegnata, militante comunista per quanto alcuni pregiudizi di genere siano ben radicati anche all’interno delle organizzazioni dello stesso partito comunista. Insomma, le questioni di genere sono assai trasversali e lo sappiamo bene anche ai tempi nostri.Ora, però, il nostro piccoletto scopre un mondo nuovo. Soprattutto, scopre che può scegliere una vita diversa da quella alla quale pare condannato dalla povertà della terra in cui è nato. Lo capisce, alla fine, anche la mamma naturale che decide di lasciarlo andare. Diventerà un affermato maestro di musica e quella frase finale del film, ama più chi lascia andare qualcuno piuttosto che chi lo trattiene, è un finale che si ricollega alla questione più rilevante di un film che, tuttavia, mette diversa carne al fuoco. Racconta di storie di solidarietà realmente verificatesi nell’immediato e secondo dopoguerra, delle disperate condizioni di quel periodo ma, soprattutto, di questo speciale rapporto tra una mamma e un figlio. Speciale, doloroso, struggente fino alla commozione.
Un film che ho apprezzato così come il libro dal quale è tratto. Al prossimo film.
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