FURTI DI
EMOZIONI
Nel giorno del Santo Natale inizia pure l’ultima settimana dell’anno che
inizia a gennaio e finisce a dicembre. Un particolare che a uno malato di
malinconie passatiste come me non può certamente sfuggire. Attenzione, ho
scritto malinconie e non nostalgie e c’è una differenza tutt’altro che sottile.
La malinconia è un conto, la nostalgia è un altro e, devo dire con una forte
convinzione, che la nostalgia, appunto, quella no, non mi riguarda.
Non sono un nostalgico in nessuna accezione. Non penso che si stava meglio
quando si stava peggio, che era più bello quando c’era meno tecnologia o, che
ne so, quando la domenica era tutto chiuso e le partite (queste ce le devo
mettere per forza) iniziavano tutte la domenica alle tre del pomeriggio o giù
di lì.
Non ho nostalgia di com’ero al tempo dell’adolescenza o della smisurata
gioventù, Se ci penso bene, mi sento migliore adesso, più maturo e, mi concedo
questa botta di autostima, anche più colto, raffinato e intelligente. Certo, se
fosse possibile attivare una macchina del tempo e tornare ai vent’anni, ma
anche ai quindici, non ci penserei due volte, ma questo è un’altra storia.
Insomma, inizia l’ultima settimana dell’anno e, scartati i regali sotto l’albero
e pronti per qualche pranzo sopra le righe, sempre con quella mania passatista
di cui sopra, si può azzardare un bilancio dei mesi appena trascorsi. Volati
via, ma questo, ormai, si sa, e che ho utilizzato nel tentativo di migliorare
quotidianamente. Ma il cruccio è sempre quello, le emozioni. Ecco, se dovessi
chiedere qualcosa un immaginario Babbo Natale o una Befana più o meno
avvenente, reclamerei per l’anno che verrà, un pieno di emozioni. Cercate
costantemente, afferrate e, perché no, anche rubate. Non a caso il messaggio
più bello che ho ricevuto per Natale mi augurava furti di emozioni. E sono
rimasto davvero e piacevolmente colpito da questo raffinato gioco di parole che
mi suggerisce di tentare questa prova difficile, quanto ambiziosa. E buon
Natale.

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