IRRITAZIONI

Dice che a Natale o, sotto Natale, siamo tutti più buoni. Mica è vero. A me, per esempio, capita di essere ancora più arrabbiato. Crescono le ragioni di una diffusa irritazione. Non sopporto le persone che, con dosi più o meno abbondanti d’ipocrisia, si scambiano auguri. Anche con settimane d’anticipo, rincorrendosi per corridoi d’uffici o androni di condomini variamente affollati. A te e famiglia, ecco, che, poi e alla fine, che sarà mai questo Natale? Un giorno come tutti gli altri di ventiquattro ore che sorge e tramonta come qualsiasi altro dei trecentosessantacinque che compongono l’anno solare. Trecentosessanta sei nei bisestili che, qualcuno dice, portino iella.

Ora sono irritato dal traffico ancor più crescente, dalle corse per fare regali che, spesso, strappano sorrisi di circostanza da parte di chi li riceve; salvo, poi, quando si spengono le luci e i dispensatori di prebende sono ben lontani dire, o pensare, ma questi cosa mi hanno portato? Ma perché e ora cosa ci faccio co sto coso?

Poi ci sono irritazioni che ci potrebbero stare in qualsiasi periodo dell’anno e che sono dovute, che ne so, alle cose che succedono nel mondo in cui viviamo.

Confesso, ad esempio, di non poterne più di questi mostriciattoli che stanno al governo come ministri o sottosegretari. Qualcuno esercita potere pure come presidente del Senato o come semplice parlamentare o opinionista. Ogni giorno mi cimento in un immane sforzo quando cerco d’informarmi su quanto accade vicino o lontano da me e non riesco a sfuggire all’ennesima battuta, appunto, di un ministro, sottosegretario o politico di vario genere di uno dei partiti che compongono la maggioranza di governo.

Poi, in questi giorni c’è la festa dei fratelli d’Italia che chiama Atreju che è un personaggio de ‘La storia infinita’ di Michael Ende e, quindi, le stronzate si moltiplicano.. A proposito, non ho mai letto questo libro che ispira con un proprio personaggio la festa fascista più partecipata e celebrata in questo paese di cacca; però ho letto ‘Novecento’ di Alessandro Baricco e, proprio quest’anno, ricorre il trentennale dalla sua pubblicazione. Io lo lessi, tutto d’un fiato, grazie al suggerimento di una cara persona che, mi disse, guarda che il personaggio di Novecento, sotto certi aspetti, ti somiglia. Leggo che, invece, a Baricco sarebbe piaciuto essere come Novecento, un tipo che non volle mai scendere dalla nave dove suonava magnifici pezzi musicali. Vedeva il mondo passare e, forse, gli bastava. Oppure aveva soltanto paura di scendere.

Il cielo è scuro ma la pioggia, in fondo, non m’irrita più di tanto. Anche perché penso che sia necessaria. Mancano undici giorni al Natale ma non mi sento affatto più buono. Anzi.

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