FASCISTI CONTRO LA DEMOCRAZIA di Davide Conti
Un saggio, edito da Einaudi e scritto da Davide Conti storico già autore di
diversi testi sui partiti e i movimenti di destra e che ha ricoperto in passato
rilevanti incarichi come consulente, tra l’altro, dell’Archivio Storico del
Senato della Repubblica e per le stragi di Bologna (1980) e di Brescia – Piazza
della Loggia (1974).
In questo caso il tema centrale riguarda la storia del Movimento Sociale
Italiano nei suoi primi trent’anni, dalla fondazione, il 26 dicembre del 1946,
fino al 1976.
Davide Conti si sofferma, in particolare, sulle due figure più rilevanti di
questo partito, ovvero, Giorgio Almirante e Pino Rauti. Entrambi protagonisti
nell’ultima fase del fascismo e della Repubblica di Salò, scampati quasi per
miracolo e per scherzo del destino a una fine che, mi permetto di scriverlo,
sarebbe stata più che meritata. Almirante si salvò travestendosi da partigiano
e trovando riparo da un amico ebreo al quale, a sua volta, aveva risparmiato la
vita durante il periodo delle leggi razziali e delle deportazioni, Pino Rauti,
invece e insieme al suo manipolo di camerati, dovette ringraziare un generale
inglese che gli evitò un’immediata fucilazione nell’attesa di un ‘giusto’
processo. Sliding doors della storia che suonano assai beffardi analizzando
queste due miserabili figure. .
Almirante fu segretario del MSI dopo i primi anni seguiti alla fondazione
per lasciare l’incarico a vantaggio dei più moderati De Marsanich e Michelini e
tornando alla guida del partito sul finire degli anni sessanta. Rauti,
diversamente, uscì dallo stesso partito durante gli anni cinquanta per fondare
‘Ordine Nuovo’, struttura pesantemente coinvolta in alcune delle più sanguinose
stragi di Stato e facendo rientro, per motivi tattici e politici, nello stesso
movimento sul finire degli anni sessanta proprio quando Almirante fu eletto
segretario.
In questo saggio ben documentato viene tracciato il profilo quasi
inequivocabile di un partito che non ha mai rinnegato le radici fasciste
nonostante tatticismi vari e che ha proposto sempre politiche anti popolari; costantemente
al fianco dei padroni del vapore e, in fondo e oltre qualche finto slogan, ben
ancorato al blocco occidentale, alla NATO e (a parole) ai tanto vituperati
yankees. E, non a caso, i i governi e i servizi segreti statunitensi si
servirono, eccome, del contributo di molti personaggi militanti nel MSI o in
altre organizzazioni di destra.
Interessante è soprattutto la storia del MSI a partire dagli anni sessanta
e per il successivo decennio caratterizzato, come ben noto, da una diffusa
conflittualità. In questi anni il MSI svolse quel ruolo che, si potrebbe
affermare di buon diritto, spetta sempre ai fascisti. Quello di cani da guardia
dei potenti di turno.
In ultimo e, in sintesi, un testo assai interessante e che fa giustizia su tante mistificazioni che vorrebbero, addirittura, attribuire qualche merito a questo partito e ai suoi esponenti più rilevanti. E che fa salire ancor più la rabbia pensando che, oggi, gli eredi, i figli o i nipoti più grandi di questi loschi figuri siedono sui banchi del governo e, senza alcuna vergogna, ne rivendicano la discendenza. Con le frasi della premier che, più volte, ha elogiato l’opera del MSI e con un presidente del Senato che viene da quella storia lì. Una storia di trame oscure, di squadrismo e di complicità nella drammatica stagione delle stragi di Stato. Per tacer d’altro. Lettura assolutamente consigliata
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