IL DIVO di Paolo Sorrentino (2008)
Ho rivisto sul piccolo schermo televisivo un film di qualche anno fa e che già avevo guardato prima al cinema e, quindi e appunto, in TV. Parlo de ‘Il divo’ di Paolo Sorrentino, uscito nelle sale nell’ormai distante anno 2008. Al centro, evidentemente, la figura di Giulio Andreotti ben interpretato da Toni Servillo, in quelli che potremmo definire i suoi ultimi anni di autentico protagonismo nella vita politica del paese. Dal settimo (e ultimo) governo guidato dal divo Giulio, anno 1991, fino agli avvisi di garanzia emessi dalle procure di Palermo e Perugia che ne decretarono, sostanzialmente, la fine politica. Negli anni seguenti, Andreotti si difese nei processi e svolse, senza grossi clamori, il ruolo di senatore a vita. Ma il meglio lo aveva alle spalle.
Sorrentino traccia un ritratto di Andreotti assai calzante, rivelandone quasi i lati più umani, quel che riguarda il ‘quotidiano’ lontano dai riflettori puntati sull’uomo di potere e facendone un personaggio quasi grottesco. Con il suo proverbiale e cinico sarcasmo, sempre accompagnato da una sorta d’istinto di sopravvivenza.
Ciò che mi ha colpito nel film ed, evidentemente, del racconto di Andreotti, è l’ordinarietà di quest’uomo. Ovvero, e per meglio chiarire, un personaggio che, tutto sommato, non disponeva di particolari talenti come magistralmente rimarcato in un dialogo nel film tra lo stesso Giulio e la moglie Livia Danese (Anna Bonaiuto). Uno dei tanti e uno fra tanti che, tuttavia, attraverso la sua scaltrezza e il ricordato cinismo esercitò un enorme potere in Italia per alcuni decenni.
Il film, lungo quasi due ore, non annoia mai con una sfilata di personaggi che ci fanno tornare alla mente quegli anni così complessi, l’inizio del decennio dei novanta, che segnarono il passaggio dalla prima alla cosiddetta seconda repubblica. Un altro mondo o, forse no.
Comunque un gran bel film, per conto mio un piccolo capolavoro che
conferma, peraltro, la bravura del regista Paolo Sorrentino. E che consente, in
fondo, anche un discreto ripasso della storia del paese in cui viviamo. Al
prossimo film.
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