PATRIARCHI
Decine e decine di migliaia di persone sono scese in piazza a Roma in un
freddo pomeriggio novembrino in occasione della giornata internazionale contro
la violenza sulla donne. Una marea umana, tanti slogan e cartelli assai
significativi e anche ironici. E, prima dell’inizio del corteo e anche lontano
dal concentramento fissato in Piazzale Ostiense, il fatto che più di altri ha
alimentato il dibattito mediatico. Una foto del ministro dell’istruzione
e(ahinoi) del merito – Lorenzo Valditara – probabilmente una specie di poster,
bruciata di fronte al ministero del quale, appunto, è titolare.
Apriti cielo! Illustri e meno illustri esponenti della destra fascista di
governo insieme ai loro scodinzolanti lacchè vestiti da opinionisti, direttori
e redattori di giornale, hanno denunciato l’’increscioso’ episodio
considerandolo violento e provocatorio. Per inciso, sono gli stessi che, ad
esempio, non condannano il primo ministro israeliano – Benjamin Netanyahu – per
i crimini nei confronti della popolazione palestinese. E, andandoci più
leggeri, sono gli stessi che, quando stavano all’opposizione, in piazza ci
scendevano e, spesso, facevano anche di più e di peggio. Come dimenticare, per
citare qualche esempio a memoria, la bambola gonfiabile agitata da Matteo Salvini
durante un convegno leghiista dove si criticava aspramente l’allora presidente
della Camera Laura Boldini? Gesto che, poi, non offendeva solo la citata
esponente politica ma tutte le donne. Un intero genere, insomma. E i libri
bruciati in piazza dai giovanotti di Fratelli d’Italia? E i saluti romani e gli
inni al duce?
Ora, bruciare un manifesto o una bandiera nel corso di una manifestazione
così come esporre immagini di politici sporche di sangue (come accaduto anche
ieri) non ha nulla di particolarmente violento. E’ una simbologia,
un’espressione di un pensiero più forte, colorita e d’immediato impatto.
Ma la strumentalizzazione di questi episodi, sempre più frequente, è
necessaria per un governo che tende sempre più a criminalizzare qualsiasi forma
di protesta o dissenso. Con leggi, decreti e anche parole. Perché, comunque,
anche se ancora troppo flebile, la protesta e la rivolta stanno crescendo nel
paese e ciò rappresenta una speranza (ancora debole ma è già qualcosa) per
liberarci al più presto di questi mostriciattoli che ci governano. E che, fino
a qualche tempo fa, bruciavano libri in piazza.

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