POTEVA ANDARE MEGLIO?
Ricordo qualche tempo fa nel corso di una cena con amici; qualche bicchiere
di vino tanto per rilassarsi e togliere qualche freno inibitorio e
conversazioni basate, fondamentalmente, sul cazzeggio. Un cazzeggio filosofico ed esistenzialista, in fondo quello
che preferisco.
E, ancora, ricordo che mentre facevamo sommari bilanci sulle nostre vite
trascorse, mi scappò una breve ma efficace frase; poteva andare meglio! E,
sorridendo, dissi che tale e corta frase poteva essere anche un’idea per una
citazione da iscrivere, più tardi possibile, sulla mia lapide.
Qualcuno, pur non obiettando completamente, mi ammonì, affermando che,
comunque, poteva anche andar peggio.
E, in fondo, come dargli torto? Non per scendere nella solita e melensa
retorica del ‘c’è sempre chi sta peggio’, ma come negare che nascere e vivere
in determinati angoli del mondo semplifica la vita?
Pensieri malinconici in una fredda giornata di novembre. Un sabato come
tanti e la voglia di restare più a lungo sotto le comode e calde coperte.
Ma questa voglia di prolungare ancor di più il tempo del riposo non
rappresenta la spia di un malessere? Quasi di una rinuncia a vivere, a muoversi
a pensare ad attività e progetti che possano dare un diverso respiro alla vita
quotidiana e che, in ultimo, possano scacciare via quella frase inquietante.
Poteva andare meglio! Ma pure peggio, ecco. Senza pensare che c’è sempre chi
sta peggio o ingarellarsi in
improponibili classifiche della sofferenza.
Però devo cominciare a riflettere sulle cose che mi fanno star bene e
quelle che, invece, mi complicano la vita e che dovrei definitivamente accannare.
Alla prossima.
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